L’educazione

Di Tara Westover, Feltrinelli 2018

Ma capii una cosa: che se mi avevano chiamato Negra un miliardo di volte e avevo riso, adesso non potevo più ridere. La parola e il modo in cui Shawn la usava non erano cambiati; solo le mie orecchie erano diverse. Non sentivano uno scherzo. Quello che sentivano era un avvertimento, un richiamo che veniva da lontano, e che riceveva una risposta sempre più convinta: non avrei mai più accettato di essere un soldato in una guerra che non capivo.

L’educazione racconta la storia potente e violenta Tara Westover, la vera storia. Oggi Tara ha 34 anni, la sua opera prima, questa appunto, è stata un caso editoriale in vetta alle classifiche di mezzo mondo. La strada che ha percorso è narrata in queste 360 pagine nelle quali l’autrice ci racconta cosa ha significato nascere e crescere in una famiglia mormona, con un padre integralista e disturbato e una madre a volte comprensiva, ma più spesso rispettosa del suo prescritto ruolo sottomesso.

Vi lascio qualche immagine del Mormon Row Historic District che ho avuto la fortuna di visitare durante il mio ultimo viaggio negli USA. Quello che si vede oggi è ciò che rimane di un vecchio villaggio mormone ai piedi del Grand Teton National Park, in Wyoming. Davvero molto suggestivo. Io mi sono figurata in questi luoghi lo svolgersi delle vicende del libro.

Mormon Row Historic District – WY

Tara e i suoi fratelli vivono nelle montagne dell’Idaho, a Buck Peak, le loro nascite non sono state registrate all’anagrafe, non vanno a scuola, non sono mai stati fatti visitare da un medico. La loro vita è scandita solo dalle faccende: d’estate si aiuta il padre con la raccolta del ferro vecchio in discarica, altrimenti si aiuta la madre, ostetrica e guaritrice, nel preparare le sue soluzioni a base di erbe. Gene, il padre, una delle figure che più di tutte influenzerà la vita di Tara, è una sorta di tiranno che costringe la famiglia all’accumulo compulsivo di provviste, munizioni e quanto possa servire per affrontare i Giorni dell’abominio, l’Apocalisse. Shawn, il fratello maggiore, è un violento che non risparmia crudeltà nemmeno in famiglia. Un contesto tragico nel quale Tara si sente imprigionata, senza una via di fuga, senza una possibilità. Saranno diversi i momenti in cui proverà ad emanciparsi da questa situazione: un ragazzo nuovo, la partecipazione ad una rappresentazione teatrale, ma alla fine il suo senso di inadeguatezza la riporterà sempre tra le sue montagne.

Mormon Row Historic District – WY

La chiave di volta per Tara arriverà solo quando uno dei suoi fratelli maggiori abbandonerà la famiglia per iscriversi al college. Interrogandosi sulle sue possibilità, Tara troverà il coraggio di avvicinarsi allo studio. Non senza fatica cercherà di colmare i suoi vuoti: si troverà ad essere l’unica diciassettenne che in classe ignora completamente i fatti dell’Olocausto e delle Torri Gemelle.

Alla fine ce la farà, come nella più bella delle storie, Tara conseguirà una laurea alla Brigham Young University e vincerà la borsa di studio per un dottorato a Cambrige. La sua emancipazione passerà da un necessario quando doloroso taglio netto con il suo passato: una zavorra che non le avrebbe mai permesso di dispiegare le ali.

La potenza di questo libro si trova nel suo messaggio: la cultura ci può salvare, la cultura abbatte i muri e annulla le distanze. Il sapere rende forti, la conoscenza è il faro che deve guidare le nostre strade. Mai come oggi un libro del genere andrebbe letto e compreso: ci sarà sempre qualcuno che cercherà di cavalcare l’onda dell’ignoranza, del populismo e della disinformazione. Il mezzo per combattere queste dinamiche è il sapere, il pensare, il conoscere: avere uno spirito critico, informato, farà di noi persone più forti.

Tornando al libro, è un testo potentissimo, davvero interessante e ispirante. Il racconto però è pervaso di tantissimi passaggi violenti, crudeli, che non vi renderanno facile la lettura.

Vi lascio il link per l’acquisto.

A presto,

Anna

La donna di Gilles

Di Madeleine Bourdouxhe, 1937
Edizione Gli Adelphi, 2007

Questo libro, per me grande sorpresa, mi è stato consigliato. Devo dire che l’ho avvicinato con sospetto: è un mio grosso limite quello di non riuscire ad apprezzare le opere “datate”, siano esse libri o film. Mi trovo spesso affaticata, se non addirittura annoiata e, cosa forse peggiore, mentre tutti gridano al miracolo, io mi interrogo sulla mia inadeguatezza, domandandomi come mai a me certi classiconi proprio non comunichino niente. Fortunatamente però questa non è la storia di questo libro, ma solo la circostanza che mi ha poi permesso di apprezzarlo anche un po’ di più.

La donna di Gilles, scritto nel 1937, venne accolto come una vera rivelazione. La storia, per i temi affrontati e la sapiente scrittura, si colloca in un non-tempo: questa struggente vicenda d’amore potrebbe capitare anche oggi, senz’altro capiterà anche domani e proprio questa trasversalità ha conferito a questo romanzo la sua “immortalità”.

Elisa è la devota moglie di Gilles, prima ancora di essere una donna, una madre, Elisa è una moglie: il suo mondo inizia e finisce con suo marito. Se ora state aggrottando un sopracciglio, pensando a come possa esser riduttiva una vita se così intesa, bhè, penso che in realtà succeda più spesso di quando si possa immaginare. Elisa, dicevo, vive per Gilles, per accudirlo, servirlo, offrirsi a lui. La sua devozione è tale da spingerla ad accettare qualsiasi compromesso, da giustificare qualsiasi comportamento.

Quello che mi è piaciuto maggiormente di questo libro è il modo intenso e tragico con cui l’autrice riesce a descrivere la relazione: Elisa in trepidante attesa del ritorno del suo amato, Elisa languida che lo desidera, Elisa sofferente che lo scusa e lo conforta.
Tragicamente affascinante. Ve lo consiglio, indipendentemente da quelli che siano i vostri gusti in fatto di letture, questo breve romanzo saprà sicuramente lasciarvi qualcosa.

Esiste anche l’adattamento cinematografico: presentato nel 2004 al Festival di Venezia, sinceramente non ne ho mai sentito parlare. Se qualcuno avesse visto il film ci faccia sapere se è convincente quanto il libro!

Lo trovate a questo link in caso vi andasse di acquistarlo.

Anna

La casa delle voci

Di Donato Carrisi, 2019 edito da Longanesi

Bentrovati, miei cari. Avevo un pochino perso lo slancio verso la scrittura negli ultimi tempi, ma, fortunatamente, la ciclicità delle mie “fasi” mi riporta oggi qui a raccontarvi i miei aggiornamenti in tema di letture. Ho moltissimo materiale raccolto il questo ultimo periodo: parto con un thriller psicologico di Carrisi che penso possa infiammare non pochi animi.

Carrisi è uno degli autori italiani che preferisco: in alcuni romanzi lo definirei addirittura geniale. La sua prosa è sempre coinvolgente, ma quello che ti fa desiderare di continuare a girare le pagine sono le sue trame, sempre ricche di colpi di scena, sempre spettacolari. Si, io sono una fan delle esplosioni, dei capovolgimenti, degli intrighi, ma anche dei finali enigmatici, come se l’autore alla fine del libro volesse sussurrarti “Ma hai capito quello che ti ho appena raccontato?“…Geniale appunto. E no, non mi piace annoiarmi durante le mie letture e vi garantisco che questi libri possono essere molte cose, ma di certo non noiosi.

Dopo questo incipit non mi resta molto da dirvi del libro in questione: Pietro Gerber è uno psicologo infantile che si ritrova, suo malgrado, a prendere come paziente Hanna Hall, una giovane donna che soffre di amnesia retrograda, arrivata in Italia dalla lontana Australia per tentare di ricostruire un evento violento del suo passato.

La relazione che si instaurerà tra i due, ben lontana dall’essere quella canonica (e dunque legittimata) medico – paziente, diventerà via via più stretta. A tratti inquietante. Questa donna, estranea fino ad un attimo prima, conosce di Gerber dettagli e segreti così profondi da spaventarlo, ma, soprattutto, da ossessionarlo tanto da dedicare a lei ogni suo pensiero.

Non voglio rivelarvi altro perché cosa è successo veramente nella campagna Toscana di diversi anni fa è bene che lo scopriate voi stessi e che seguiate quel sentiero di briciole che vi condurrà all’inizio di questa storia, dove i destini di Hanna e Pietro hanno deciso di incontrarsi.

Vi lascio qui il link per l’acquisto del libro su Amazon se volete dare al libro una possibilità.

Fatemi sapere se lo avete letto e se vi è piaciuto. Io cercherò nei prossimi giorni di continuare a scrivere qualcosa sugli ultimi libri letti. Al momento sono alle prese con Carofiglio.

A presto.

Anna

Tolo Tolo

Ultimo film con Checco Zalone, all’anagrafe Luca Medici, ma anche primo che lo vede impegnato in regia. Inizialmente doveva essere diretto a quattro mani con Paolo Virzì, poi, durante i lavori di ripresa, il cambio di rotta.

Tolo Tolo, letteralmente solo solo, contiene tanti di quei tratti che ci vengono subito in mente quando pensiamo ai film di Zalone: il suo personaggio, l’italianotto mediocre, la sua macchietta tutta stereotipi e brutture nostrane, non mancherà nemmeno questa volta. Il desiderio di Zalone di strappare una risata, forse triste nel momento in cui disincantamente ci si rende conto di come stanno davvero le cose, resta immutato. Il modo di mettere in scena le più grosse problematiche sociali, politiche e umane del nostro paese, ma di farlo con un linguaggio che per una volta non parla ad una ristretta cerchia, ma parla al popolo, quel popolo che poi immancabilmente gli riempie le sale cinematografiche ad ogni proiezione, è sicuramente uno degli ingredienti fondamentali del suo successo.
Questa volta, però, la ricerca della risata, seppur presente, lascia spazio anche a momenti più profondi.

Checco, scappando dall’Italia per lasciarsi alle spalle innumerevoli debiti dei confronti dello Stato, migra in Africa. In un primo momento gli sembrerà di aver trovato il paradiso, fino a quando il villaggio nel quale si è rifugiato non viene attaccato dalle milizie. Dunque il nostro beniamino si vedrà costretto a scappare e lo farà insieme ad un gruppo di ragazzi che hanno deciso di investire tutto per affrontare “il grande viaggio” verso l’Europa. Con il suo solito aplomb, la sua apparente arroganza e superficialità, Checco ci mette a parte di cosa voglia dire affrontare il grande viaggio, delle difficoltà e delle condizioni inumane in cui queste persone si vedono costrette a vivere per inseguire il miraggio di una vita nuova, di un pasto sicuro e di una possibile speranza.
Ogni tanto il protagonista viene colpito da improvvisi attacchi di fascismo, come fossero colpi di sole, nei quali inizia a sentire nella testa la voce di un ipotetico Duce che lo incita e lo aizza. Anche questa è aspra frecciata ad un’italianità arcinota.

Il film colpisce un po’ tutti, senza distinzione. Merita senz’altro di essere visto, non fosse altro per l’importante tema che affronta. Restiamo umani, restiamo prima di tutto umani. Credo possa essere questo il messaggio dietro il film, o perlomeno è quello che a me è arrivato.
Forse farete qualche risata in meno rispetto a Quo Vado?, ma è ugualmente da vedere.

Immigrato – Il singolo che ha anticipato l’uscita del film

Anna

meet me alla boa

“Forse l’amore è questo, desiderare il bene dell’altro prima del proprio.”

Di Paolo Stella, Mondadori, 2019.

Libretto, devo dire, un libretto.

Franci conosce Marti a Parigi e avverte subito una chimica particolare: una donna spigliata, che gli tiene testa ed ha sempre la risposta pronta. Ci mette quattro secondi a capire che sarà la donna della sua vita e per sua fortuna verrà da subito corrisposto.

La storia racconta in trenta capitoli, che l’autore descrive come passi, il ricordo dell’amore dei due protagonisti: Marti muore pochi attimi dopo l’inizio del libro e Francesco, nell’andare all’obitorio per il riconoscimento, ripercorre attimi condivisi insieme.

Il tema che si propone di sondare è davvero altissimo: la perdita, che porta con sé sempre una mole incommensurabile di dolore, nostalgia, solitudine esistenziale, difficoltà. La perdita di un giovane amore poi, quando la vita ti strappa nel fiore dell’esistenza, quando tutto ancora è in divenire ed ogni giorno è una scoperta, appare ancora più devastante.
Il problema non sta nell’idea alla base del romanzo, bensì nel modo semplicistico con cui vengono illustrati i sentimenti. Riflessioni di questo tipo sono pressoché universali, ma se vogliamo raccontare l’amore e la morte dobbiamo fare uno sforzo in più di introspezione, non possiamo rifilare frasi da diario di scuola.
Anche il ritratto che viene fatto di questo amore è stereotipato, così da “cioccolatino”, con dialoghi che nella vita reale non avverrebbero mai, con un indice glicemico troppo alto persino per me, che sono un’inguaribile romantica.

La scrittura non è complessa, talvolta vengono riportate frasi prese direttamente dal parlato e non riadattate alla prosa. Lo stile è vario, nel senso che varia più volte all’interno del testo, quasi come in una sorta di sperimentazione: un accrocchio si direbbe dalle mie parti.

Non conoscevo Paolo Stella, mi sono documentata velocemente su Internet dopo aver letto il libro. Ha partecipato ad Amici, è un influencer, blogger, attore ecc… Sul web si può leggere praticamente un’ode al suo romanzo: è un libro scritto per il suo pubblico.
Sinceramente non lo consiglierei a chi cerca un buon libro da leggere.

Se il libro vi interessa lo trovate in ogni caso qui.

Anna

Il silenzio dei miei passi

Di Claudio Pelizzeni, Sperling & Kupfer, 2019.

Non vorrei essere ripetitiva nel raccontarvi chi è Claudio Pelizzeni e quello che fa, vi lascio il link all’articolo che ho scritto sul suo precedente libro “L’orizzonte, ogni giorno, un po’ più in là” così potrete meglio capire da dove nasce questo nuovo capitolo della sua storia.

Quella di Claudio è un racconto di atti di coraggio: quello di mollare un lavoro a tempo pieno per affrontare la sfida di un viaggio attorno al mondo. Ora, invece, quello di affrontare il Cammino di Santiago, rivisitandolo in una veste tutta sua: parlo del numero dei chilometri, che si moltiplicano se partiamo da Bobbio, piuttosto che da una delle partenze classiche del Camino, ma parlo soprattutto dell’urgenza di intraprendere questo viaggio facendo voto di silenzio, per rimettersi all’ascolto delle persone, della natura e di se stessi.

Bobbio – Santiago

Da questa immagine potete rendervi conto di come siano dislocati sulla cartina i punti di partenza e arrivo di questo pellegrinaggio: i km realmente compiuti da Claudio sono stati 2189 in 72 giorni di cammino. Nelle tappe brevi percorreva circa una ventina di chilometri al giorno, quelle lunghe ne hanno contati anche più di 40: molte decisioni sulle soste intermedie sono dipese dalle condizioni meteorologiche non sempre favorevoli nella stagione autunnale, da quelle fisiche perché certe mattine piedi e ginocchia non ne volevano proprio sapere di collaborare o ancora dall’approvvigionamento di acqua e viveri o dall’apertura degli albergues, ormai chiusi in gran parte visto l’arrivo dell’inverno.

Passo dopo passo Claudio ci racconta di quello che vede, esplorando cattedrali gotiche in caratteristici paesini, perdendosi tra i boschi degli appennini o precorrendo la pianura delle Meseta, ma soprattutto ci racconta delle persone che incontra e di come queste, forse proprio per il fatto di essere sul Cammino, siano aperte al suo silenzio, incuriosite e affascinate. Aver intrapreso questo viaggio con il desiderio di ascoltare ha fatto sì che le persone trovassero la voglia di raccontarsi e così, km dopo km, il pellegrino solitario che era partito dalla Val Trebbia si ritrova circondato da un gruppo di persone con le quali deciderà poi di continuare a camminare e condividere dunque una delle esperienze più plasmanti della vita. “Che lo si chieda o no, quando si è sul Cammino si è in qualche modo protetti.”

Personalmente adoro la letteratura di viaggio: trovo che sia come scoprire davvero certi luoghi. Da queste pagine mi è parso di poter scorgere gli alberi che si tingevano di arancio e giallo man mano che i giorni passavano, si sentiva l’umidità dei giorni di pioggia incessante. I viaggi parlano, i viaggiatori parlano. Questo è molto più del racconto di un viaggio: è ispirazione affinché ognuno possa pensare al proprio personale cammino. Che sia verso Santiago non importa, l’importante è che sia verso se stessi.

Vi raccomando di seguire Claudio nelle sue esperienze attraverso il suo blog ( Trip Therapy ) e anche su tutti i canali social. Da poco insieme ad un gruppetto di altri travel blogger ha lanciato il tour operator Si Vola con tantissime destinazioni fichissime, consiglio vivamente un giro sul sito per farvi un’idea.

Se volete invece acquistare il libro, il link è qui.

Anna

Il ladro gentiluomo

Il ladro Gentiluomo

Di Alessia Gazzola, Longanesi, 2018.

Vincitrice del Premio Bancarella 2019, Alessia Gazzola si conferma una delle scrittrici più apprezzate del panorama italiano.

Il ladro gentiluomo è solo l’ultimo della serie di fortunati romanzi che raccontano le vicissitudini di Alice Allevi, interpretata da Alessandra Mastronardi nella serie tv “L’Allieva“. Alice, primo personaggio uscito dalla penna di Alessia Gazzola, resta il mio preferito: fresca e divertente, un giusto mix di goffaggine, sfiga, tenacia, umiltà e forza. A volte diventa un pochino caricaturale, ma tendenzialmente è una figura femminile divertente e intraprendente.

Il giallo ruota intorno alla misteriosa sparizione di un famoso diamante che viene ritrovato nello stomaco di un cadavere diversi anni dopo. Non vorrei risultare impopolare, ma non è mai la vicenda criminosa quella che mi spinge alla lettura di questi romanzi: Alice Allevi è un personaggio che ho seguito fin dalla sua nascita, è un po’ come se le fossi affezionata. Voglio sapere se alla fine riuscirà a trovare o meno la sua stabilità finanziaria, ma soprattutto emotiva. 

Sono tanti altri i personaggi femminili che Alessia Gazzola sta pian piano portando nelle nostre case: qualche anno fa ci aveva raccontato la storia di Emma, stagista in una casa di produzione cinematografica, in cui tutte noi, con un lavoro precario, ci eravamo un po’ immedesimate (vi lascio il link del mio articolo ). In tempi più recenti c’è stata Lena (Lena e la tempesta) ed ora Costanza (Questione di Costanza): ancora non conosco queste donne. Se qualcuno di voi sa darmi qualche feedback, è senz’altro ben accetto.

Tornando ad Alice…adesso uscirà dai nostri radar per un po’ quindi chi non avesse mai letto nulla di questa fortunata serie avrà tutto il tempo per rimettersi in pari.

Vi lascio il link per l’acquisto diretto qui: spolliciate! Anna

Le sette morti di Evelyn Hardcastle

Di Stuart Turton, Neri Pozza, 2019.

Il romanzo d’esordio di Stuart Turton è stato accolto con furore dalla critica. A me il libro è stato prestato da un’amica, ma ne avevo sentito molto parlare in diverse reviews di bookbloggers che seguo e stimo. Il motivetto ricorrente delle varie recensioni è legato all’originalità del testo, una lettura scoppiettante.

Siamo immersi in un giallo alquanto singolare che tenderà a farvi smarrire la bussola. La costruzione del racconto è quanto mai insolita: l’idea c’è. La tenuta degli Hardcastle, Blackheath, si trasforma in un moderno tabellone di una partita a Cluedo.

Blackheath è una maestosa residenza di campagna, cinta da acri sconfinati di foresta, che è pronta a riaprire le sue porte per ospitare il ballo in maschera organizzato dai padroni di casa. Le macabre circostanze che la festa vuole ricordare, unite agli accadimenti quanto mai singolari della giornata, porteranno ad un tragico epilogo. Come annunciato nel titolo, la giovane Evelyn Hardcastle troverà la morte. Chi è l’assassino? Il protagonista Aiden Bishop vede la sua libertà strettamente collegata alla risoluzione dell’enigma. Per liberarsi dalla maledizione di Blackheath deve infatti consegnare il colpevole, trovando la risposta in ventiquattro ore, affidandosi alle proprie percezioni e soprattutto tenendo alta la guardia nei confronti delle altre maschere si muovono per la tenuta: nessuno è ciò che sembra. L’unica certezza è che qualcuno lo tradirà.

Devo dire che l’idea è davvero singolare e intrigante. Una partita con in ballo la vita, giocata in maniera sincopata e scorretta, in modo da tenere il lettore incollato. Il ritmo è incalzante e lo sviluppo del giallo può ricordare “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie. Tutte note positive. Ma, perché c’è un ma, ad un certo punto l’intricarsi della storia e il rimescolarsi dei personaggi rischiano di far perdere il filo del racconto. Ci si trova ad un certo punto in cui si leggono i nomi e ci si chiede: “Chi è già lui? Cos’ha fatto?”. Questo in un giallo mi infastidisce un po’: vorrei poter correre fino all’ultimo rigo in un climax ascendente, non dovendomi rallentare per tornare indietro a leggere qualche passaggio. Ora voi mi direte che potrebbe essere un mio problema, mia scarsa attenzione e sicuramente in parte lo è. Ma ragazzi, devo anche leggere serena sotto l’ombrellone: se volevo impegnarmi portavo “La scuola cattolica” insomma.

Il finale è particolare. L’amica che vi dicevo mi ha prestato il libro lo ha trovato debole: una soluzione veloce per uscire da un intrico ormai andato troppo oltre. Io devo ammettere che non ho avuto la stessa impressione: per me è stato un finale originale, alla Matrix. Valida conclusione di un libro sopra le righe.

Sicuramente va dato all’autore il merito dell’originalità: un archetipo davvero notevole. Complesso e affascinante, il romanzo rimescolerà le carte più e più volte, stravolgendo quello che pensavate di avere capito.

Ve lo consiglio. Se vi va di acquistarlo e lo fate da questo link date anche una mano al blog. E’ pure in sconto adesso.

Anna

Boy erased – Vite cancellate

Due parole su Boy erased – Vite cancellate. Il film é del 2018 scritto e diretto da Joel Edgerton, che ne é anche uno degli interpreti principali.

Il film si ispira alla vera storia di Garrard Conley, raccontata direttamente dal suo protagonista in boy Erased: A Memoir, libro autobiografico.

Jared é un ragazzo di diciannove anni che, proprio in concomitanza con l’inizio del college, si trova ad affrontare la presa di conscienza circa la sua omosessualità. Vive in una piccola comunità in Arkansas e suo padre é un pastore battista. Nel momento del coming out, la famiglia reagirà costringendo il figlio a partecipare ad un programma di terapia di conversione dall’omosessualità. Nascosto dietro principi di fede e purificazione, si cela un trattamento comportamentale disumano volto al cosiddetto “riorientamento sessuale”. “Love in Action” é il nome del programma che ha l’obiettivo di colpire la parte più intima dell’individuo, disumanizzandolo e privandolo della propria peculiarità appunto.

Le figure genitoriali, interpretate da Russell Crowe e Nicole Kidmann, in una prima parte di film sono completamente succubi della “comunità” chiusa e retrograda nella quale non c’é spazio per il figlio omosessuale di un pastore. Fortunatamente sul finale si prospetta un’apertura con l’accettazione della vera essenza di Jarred.

Il film é solo una reale testimonianza di quello che ancora accade in 36 stati americani che di come abbia toccato almeno 700.000 persone.

Drammatico e di difficile digestione, non c’é che dire. Certo é che é giusto conoscere queste realtà, é giusto sapere che certe cose sono accadute e accadano.

Vi lascio qui il link per l’acquisto del memoir: mi aspetterei una lettura drammatica, ma necessaria.

Anna

Becoming – La mia storia

Becoming

« Da quando, con riluttanza, mi sono affacciata alla vita pubblica, mi hanno esaltata come la donna più potente del mondo e demolita dandomi della donna nera arrabbiata. Ho chiesto ai miei detrattori a quale parte della definizione tenessero di più: nera, arrabbiata o donna?»

La biografia della ex first lady degli Stati Uniti, Michelle Obama, è stato uno dei libri rivelazione dello scorso autunno. Le biografie sono un genere di lettura che apprezzo moltissimo se il personaggio in questione è qualcuno di interessante. Questo è decisamente il caso.

Faccio un piccolo preambolo doveroso: sono una fan sfegatata di Michelle e Obama fin dai tempi della prima elezione alla Casa Bianca, mi è piaciuta la loro gentilezza e la grande umiltà che mi è sempre sembrato li contraddistinguesse. Forse sarò imparziale, ma mi perdonerete.

Il racconto inizia nel South Side di Chicago, dove Michelle è nata e cresciuta, quel South Side che sua madre non volle mai abbandonare nemmeno quando si cominciò a respirare l’aria di un fallimento imminente e chiunque tra i vicini ne ebbe la possibilità, vendette la casa per trasferirsi in quartieri residenziali più abbienti. Poi verrano le aule di Princeton e il decollo della carriera legale nello studio Sidley & Austin. Proprio qui conosce un giovane originario delle Hawaii che le viene affidato come stagista: ecco l’entrata in scena di Barack.
Da quel momento il cammino dei due proseguirà sempre fianco a fianco. Michelle racconta di come trova la forza e il coraggio per intraprendere una carriera lavorativa diversa nel momento in cui realizza che le battaglie legali dei colletti bianchi non sono per lei una vocazione: i diritti civili, l’inclusione e il sostegno ai più deboli e meno fortunati diventano per lei la mission. E’ una donna che non ha paura del cambiamento, che non si fa immobilizzare: prima il Comune, poi Pubblic Allies, una start up che si occupa di scovare ragazzi di talento nelle fasce meno abbienti della popolazione e di metterli in contatto con la vita che potrebbero avere, creando per loro opportunità di lavoro, di studio. Per finire il lavoro come dirigente all’ospedale di Chicago.

Due figlie avute non senza difficoltà a pochi anni l’una dall’altra. Prima il racconto della scelta di affidarsi alla fecondazione assistita per coronare un sogno di coppia che non si stava avverando. Poi, una volta nate le bambine, tutte le problematiche relative alla gestione del tempo quando sei una donna in carriera con due figlie a casa che non vuole perdersi niente. Una donna che cerca di far tutto con il continuo dubbio di star facendo tutto male.

Giungiamo al cambio d’indirizzo nel 2008 e il trasloco alla Casa Bianca. Michelle è già conscia che per sua natura non potrà occuparsi solo dei nuovi servizi di piatti. Messa in guardia da Hillary Clinton su come l’America non fosse ancora pronta per vedere una donna in politica, Michelle decide che il suo non può essere un ruolo puramente ornamentale. Di continuo sostegno a Barack durante i suoi due mandati, mentre il paese ha attraversato alcuni dei suoi momenti più bui e delicati, Michelle con fermezza ha sempre portato avanti il suo messaggio dando vita ad una delle “Case Bianche” più aperte e inclusive di tutti i tempi.
Le battaglie più importanti sono state Let’s Move, per abbassare i preoccupanti numeri dell’obesità infantile negli USA, e Joinin Forces, la campagna per il reinserimento lavorativo e sociale dei veterani e delle loro famiglie.

E’ inutile che io stia qui ad elencare ancora tutte le meravigliose battaglie che Michelle ha combattuto e portato avanti, perché in realtà la grandezza di questo libro per me è stata nei racconti delle sue arrabbiature nelle sere in cui Barack non rientrava in tempo per la cena mentre lei aveva preparato tutto.
Oppure quando il ragazzino di Malia la viene a prendere per portarla al ballo della scuola e Malia si raccomanda a mamma e papà di essere “normali”. Senza pressioni quando devi andare a prendere la tua ragazza per il ballo e la tua ragazza vive alla Casa Bianca. Le difficoltà di una madre, che sono le difficoltà di tante madri. I pensieri di una donna legati ad un mondo del lavoro difficile e spesso maschilista che sono quelli di tante donne.
Quello che ti aspetti leggendo la storia di una first lady è grande e maestoso, quello che invece la rende ancora più vicina è l’umanità e la quotidianità dei suoi racconti.
Questo amore poi, quello tra lei e Barack, che trasuda in ogni pagina, così solido da affrontare qualsiasi sfida, pubblica o privata, così ispirante da essere di incentivo per l’altro, sempre costantemente arricchito dalla coppia. Quello che mi è arrivato davvero di Michelle è la sua solidità e fermezza, donna di grande anima e grande sostanza, che ha saputo servire il suo paese al meglio delle sue possibilità, senza mai snaturare il suo essere.
Una certa nostalgia avvolge le ultime pagine.

Consiglio la lettura a chiunque. E’ un libro coraggioso, accorato, illuminante e senza dubbio ispirante.

«Sono stata spesso l’unica donna e l’unica afroamericana presente nella stanza, in molte stanze diverse.»

Vi lascio qui il link per l’acquisto, ne vale davvero la pena.

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