Aspettando Avengers: Endgame

Facciamo un veloce recap delle cose da ricordare prima di apprestarsi a vedere Avengers: Endgame.

Thanos è riuscito nell’ardua impresa di raccogliere tutte le Gemme dell’Infinito, incastonandole nel Guanto dell’Infinito (forgiato apposta per lui su Nidavellir), diventando onnisciente e onnipresente, capace di dominare e modificare a suo piacere il tempo, lo spazio, la realtà, il potere, la mente e l’anima.
Ci siamo lasciati con lo schiocco delle dita di Thanos con il quale metà della popolazione dell’universo viene sterminata, diventando polvere in pochi secondi.

Vi ricordate chi è morto durante Infinity War? Perché le dipartite sono state tante:

  • Heimdall, l’asgardiano, che si immola all’inizio del film nel tentativo, fortunatamente riuscito, di rispedire Hulk sulla Terra ad avvisare gli Avengers dell’imminente arrivo di Thanos.
  • Loki muore nel tentativo di uccidere il super cattivone viola. Come Dio dell’inganno ha sperato di avere sufficiente potere per sfidare Thanos al suo stesso gioco, ma niente da fare. Prima consegna il Tesseract (cubo cosmico che contiene la Gemma Blu dello Spazio), poi muore.
  • Gamora: la morte della figlia prediletta di Thanos è un momento quasi toccante nel film. Per recuperare la Gemma della Anima custodita da Teschio Rosso viene infatti richiesto il sacrificio di una persona amata. Gamora è bella serena, fermamente convinta che il paparino sia capace di tutto tranne che di amare e invece viene fuori che l’unica per la quale Thanos abbia mai provato sinceramente amore è lei. Sfortunatamente questo la spingerà giù per una scarpata.
  • Visione muore due volte perché una non era abbastanza. Inizialmente sarà Scarlet Witch ad indirizzare i suoi poteri sulla Gemma incastonata nella testa di Visione nel tentativo di distruggerla prima che Thanos se ne impossessi. Ci riuscirà anche, ma Thanos vanificherà ogni sforza fisico, ma soprattutto sentimentale, utilizzando la Gemma del Tempo per riavvolgere il nastro, riportare in vita Visione e sottrargli la Gemma.

Dopo lo schiocco delle dita di Thanos perdiamo tanti altri personaggi:

  • Mantis
  • Drax
  • Spider Man
  • Bucky (Soldato d’Inverno)
  • Falcon
  • Black Panther
  • Doctor Strange
  • Scarlet Witch
  • Star Lord
  • Groot
  • Maria Hill
  • Nick Fury

Altre cose importanti da ricordare? Tony Stark è disperso nello spazio su una navicella che orbita attorno a Titano. Ha terminato le scorte di cibo e acqua ed è prossimo a finire l’ossigeno. Nel trailer del film manda uno messaggio accorato a Pepper.
Fury prima di morire ha contattato Captain Marvel che ha già prontamente raggiunto la squadra dei superstiti sulla Terra. Speriamo che sappia dare una mano perché ce n’è bisogno.
Ant Man è ritornato da solo dal regno dei quanti e sta bussando alla porta degli Avengers. Gli apriamo o lo lasciamo fuori?

Nel film ci sarà anche l’ultimo cameo di Stan Lee, girato prima di morire.

Pare essere tutto pronto per queste tre ore di film che faranno da chiusura ad un ciclo iniziato ormai 11 anni fa, nel 2008, con l’uscita del primo Iron Man. Sarà uno di quei momenti cruciali nella vita degli individui, al pari della fine degli Harry Potter. Si sente già l’eco del vuoto che si verrà a creare nelle nostre vite. E’ il gran finale che, per tutta una serie di motivi, si preannuncia epico.
Siamo pronti, speriamo che il film non deluda le aspettative perché l’hype è alle stelle.

Anna

Annunci

Memorie di una Geisha

Di Arthur Golden, TEA 2000

“Nulla è più deprimente del futuro, a parte il passato.”

Volevo arrivare in Giappone con un po’ di cultura su usi, costumi e luoghi che avrei visitato, motivo per cui prima della partenza mi sono dedicata alla lettura di romanzi che potessero farmi respirare l’aria nipponica. Dopo Murakami, il più consigliato su tutti i forum che ho girato, ho deciso di cimentarmi con Memorie di una geisha perché mi interessava approfondire cosa le geishe abbiano significato e significhino tutt’ora per la tradizione culturale giapponese.

Il romanzo, molto affascinante, racconta la storia della piccola Chiyo che ancora bambina viene venduta ad un’okiya (tradizionale abitazione nella quale crescono e vivono le geishe) di Kyoto poiché il padre è incapace economicamente e fisicamente di provvedere al sostentamento suo e della sorella Satsu. La sorella maggiore, adolescente, è già troppo avanti con l’età per iniziare quello che è il lungo e difficoltoso cammino che può trasformare una giovane ragazza in una geisha, quindi avrà un destino ben più infimo, finendo di fatto a far da schiava in un bordello. Dal canto suo Chiyo passerà i primi anni chiusa nell’okiya odiando ogni singolo momento e piangendo per la sua condizione, rimpiangendo il suo villaggio di pescatori nel quale poteva essere una bambina libera e rammaricandosi per la sorte infame dei suoi genitori.

Con il tempo verrà Chiyo si renderà conto della condizione di miseria che c’è fuori dal quartiere Gion di Kyoto e capirà che la vita della Geisha è una vita nella bellezza, nello sfarzo. Vedrà con i suoi stessi occhi quanta ricchezza e potere possa portare la fama ed essere una delle Geishe più ricercate di Gion senza dubbio era una condizione alla quale bisognava aspirare. Da li in avanti concentrerà tutti i suoi sforzi per divenire la migliore Geisha che Gion abbia mai avuto. Sotto la guida di Mameha, geisha più anziana che decide di farle da sorella maggiore, Chiyo inizierà ad apprendere l’arte del canto, della danza, del suono dello shamisen (tradizionale strumento giapponese a tre corde). Piano piano verrà introdotta nelle feste nelle varie case da tè del quartiere e inizierà così a farsi conoscere ed apprezzare sia per le sue doti nell’intrattenimento ma anche per i suoi occhi grigi catalizzanti.

Verrà adottata come figlia nell’okiya nel quale ha vissuto, assumendo così tutto un altro livello di importanza. Successivamente le verrà cambiato il nome in quello che sarà il suo nome da Geisha, Sayuri, divenendo di fatto una delle geishe più ricercate di tutta Kyoto.

Un romanzo profondamente dettagliato, nel quale vengono descritti molti degli aspetti più tradizionali della vita di una geisha: la cerimonia che lega una geisha alla sorella maggiore, quella per il mizuage (nel libro viene descritto come la perdita della verginità, ma pare che per le geishe in realtà rappresentasse l’ingresso della maiko, cioè l’apprendista, nell’età adulta senza ricomprendere l’atto sessuale), quella con la quale in età più adulta viene legata ad un danna che è alla stregua di un padrone che la compra come amante fissa.

Nonostante a noi la maggior parte di queste tradizioni appaia come penosa e raccapricciante, nel libro tutto è pervaso da questo stato di grazia, di elevamento. La vita della geisha, così per come viene descritta nel romanzo, è considerata una vita invidiabile, di elite. Sono i nostri occhi a coglierne molte bassezze, ma la controparte delle geishe, ossia le prostitute, non hanno nulla a che spartire con queste figure.

Golden, da sempre appassionato di storia giapponese, trova l’ispirazione per il suo libro in seguito all’incontro con Mineko Iwasaki, famosa geisha giapponese ritirata all’età di 29 anni e in seguito emigrata negli Stati Uniti.

Mineko Iwasaki

Sarà lei a mettere Golden a conoscenza dei più intimi tratti e rituali della vita nel quartire di Gion e dentro le mura dell’okiya.
La vestizione, per la quale c’era bisogno dell’aiuto di un’altra persona, il trucco, le danze, l’apprendimento delle arti. E’ in questo modo che il romanzo di Golden si arricchisce di tanti e suggestivi particolari che lo rendono senz’altro un documento davvero interessante. L’epilogo tra i due è piuttosto amaro: in seguito alla pubblicazione del romanzo Golden verrà denunciato dalla Iwasaki per violazione dei termini contrattuali per non aver tutelato la sua riservatezza (c’è infatti una regola importantissima sul rispetto dell’anonimato proprio e degli uomini con le quali hanno avuto a che fare tra le geishe). Inoltre Golden è stato accusato anche di aver distorto alcuni momenti salienti come quello del mizuage, gettando disonore sulla categoria, facendo apparire le geishe alla stregua di prostitute. La controversia tra i due si risolve nel 2003 con il pagamento alla donna di una somma non resa pubblica. In risposta la Iwasaki scrive anche un libro con la sua versione della storia: Storia proibita di una Geisha. Una storia vera. edito da Newton Compton. Credo che lo leggerò, mi interessa sentire l’altra campana.

Per quanto riguarda il romanzo di Golden, vero o no, l’ho trovato interessante. Camminando tra i viali alberati della città di Kyoto mi sono ritrovata ad immaginarmi le geishe che al tramonto si recavano leggiadre da una sala da tè ad un altra, bellissime nei loro kimono di seta, con i loro passettini corti, rapidi ed eleganti. E’ retaggio di un mondo che ormai non c’è più e viene raccontato come si racconterebbe una favola. L’ho davvero apprezzato: ricco di particolari, descrittivo ed evocativo. Ve lo consiglio caldamente.

Kyoto, la meravigliosa

Vi lascio qui il link per l’acquisto diretto su Amazon. E’ anche scontato per cui affrettatevi se vi interessa!

Anna

Colpa delle stelle

di John Green, 2012.

Ho letto il libro e visto il film in rapida sequenza. Nessuno dei due mi è piaciuto. Il film l’ho trovato meno peggio del libro. Non so dirvi come mai: la storia aveva tutti i presupposti per colpire dritto al cuore, soprattutto il cuore di una come me che si commuove sempre.
Probabilmente mi aspettavo di piangere troppo, sarà per questo che alla fine non è successo.

Il libro è sostanzialmente noioso e non per la tematica trattata. I due giovani protagonisti sono, o sono stati, malati di cancro. Chiaramente si soffre per il loro dolore e mi permetto debolmente di dire che il libro non mi ha catturata con tutto il rispetto possibile verso la malattia o verso chi si è immedesimato in loro e quindi ha vissuto emozioni ben diverse dalle mie.
Allontanandoci un attimo da questa sofferenza per analizzare il libro con uno sguardo d’insieme ci si rende conto che la trama è pressoché inconsistente: non succede niente. Niente per tantissime pagine….poi arriva un frase d’impatto buttata li, cattiva quasi da far male e bum.
So che il libro ha avuto un enorme successo, così come poi il film e mi piacerebbe potermi confrontare con qualcuno che li ha amati, per poterne capire i punti di forza.

Il film è meglio del libro (cosa che non dovrebbe accadere mai, ma in questo caso accade). E’ più veloce e dunque non si avverte la pesantezza di quelle pagine che trovavo vuote. Hazel Grace è interpretata da Shailene Woodley (che per me rimarrà sempre la “teenager americana”)che ultimamente sta avendo un grandissimo successo. E dire che mi è sempre sembrata mono espressione. Qui è meno male del solito. 
Augustus è interpretato da Ansel Elgort, giovane carino che ho trovato più a suo agio nell’interpretazione di Baby Driver – Il genio della fuga.

Spero di non essermi guadagnata alzate di sopracciglio durante la lettura per questo mio commento contrario al furor di popolo, ma tant’è. Fatemi sapere la vostra opinione, soprattutto nel caso in cui sia diversa dalla mia per poterci confrontare.

Anna

Vi lascio qui il link per l’acquisto nel caso il mio commento non vi fosse minimamente interessato oppure avesse addirittura fatto l’effetto opposto!

Le assaggiatrici

“La capacità di adattamento è la maggiore risorsa degli esseri umani, ma più mi adattavo e meno mi sentivo umana.”

Di Rossella Postorino, Feltrinelli 2018.

La storia è quella di Rosa Sauer, la dolce Rosa che ha lasciato la sua Berlino per trasferirsi in campagna nel villaggio di Gross-Partsch, ospite a casa degli suoceri dopo la partenza del marito per il fronte russo. Siamo in piena Seconda Guerra Mondiale e Rosa dal villaggio di campagna che doveva essere per lei porto sicuro non ne uscirà più la stessa.
Viene reclutata tra le assaggiatrici dei pasti del Furher. Ogni giorno a colazione, pranzo e cena un pulmino la preleva per portarla alla mensa nella Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler. Ogni giorno il suo stomaco, come quello di altre nove donne, viene utilizzato come banco di prova e la morte è li che ti alita sul collo. Sotto il serrato controllo delle SS le donne sono obbligate a consumare il cibo, per poi venir tenute sotto osservazione per un’ora al fine di scongiurare il pericolo di avvelenamento.

Il libro è potente, non potrebbe non esserlo. Quello che trovo profondamente toccante è la descrizione della vita. Di come si possa trovare il coraggio di vivere nonostante questo. Quando sai che ogni pasto potrebbe essere l’ultimo, ma ti aggrappi lo stesso ai visi amici, agli amori consumati e fugaci.
Il vivere NONOSTANTE mi ha sempre affascinato moltissimo. E’ solo per i più forti tra noi, non sicuramente per tutti. Ma la delicatezza e il coraggio di questa donna, di queste donne lo si percepisce. Il solo vivere in quel tempo rende la vita stessa un atto di coraggio estremo.

Ho trovato la narrazione precisa e scorrevole, delicata nonostante la pesantezza e l’ingombranza degli argomenti trattati. Il personaggio di Rosa è tratteggiato con grazia e forza, in un’ambivalenza che si ritrova in tanti personaggi femminili tra i più belli.
La storia è toccante e sicuramente invita alla riflessione. Lo troverei adatto anche come lettura scolastica.
Assolutamente consigliato.

Anna

Vi lascio il link diretto per l’acquisto su Amazon qui.

Norwegian Wood

Per quanto uno possa giungere alla verità, niente può lenire la sofferenza di perdere una persona amata. Non c’è verità, forza, dolcezza che possa guarire da una sofferenza del genere. L’unica cosa che possiamo fare è superare la sofferenza attraverso la sofferenza, possibilmente cercando di trarne qualche insegnamento, pur sapendo che questo insegnamento non ci sarà di nessun aiuto la prossima volta che la sofferenza ci colpirà all’improvviso”. 

Questo libro porta con sé una storia. Me lo consigliò in terza superiore una cara amica. Anzi, fece molto di più che consigliarmelo, me lo mise tra le mani. Non lo lessi, se non per qualche pagina. Lo catalogai immediatamente tra i libri non interessanti per me. Non mi feci domande, non le feci domande. In terza superiore io ero ancora una ragazzina, lei, infinitamente più matura di me, aveva già letto tra queste righe.

Non è un libro semplice questo di Murakami. Non avevo mai letto nulla di suo, ne di letteratura giapponese in generale e penso che come inizio questo sia un libro molto più che lodevole.
La malinconia di queste pagine è tangibile, ha una consistenza. E’ come una nuvola che aleggia sulla nostra testa. La colonna sonora del romanzo composta dalle splendide canzoni dei Beatles risuona in lontananza mentre leggete.
Il romanzo è in sintesi un romanzo di formazione, quella di Toru Watanabe, suo giovane, onesto e puro protagonista che cerca di barcamenarsi alla meno peggio in uno dei passaggi più difficili della vita: quello dall’adolescenza all’età adulta.
I suoi satelliti sono Kizuki, Naoko e Midori. Kizuki rappresenta il passato doloroso, Naoko se vogliamo è il ponte e Midori il futuro, quello agognato, a tratti difficoltoso, ma vivo e vivibile.
Ogni personaggio è caratterizzato in maniera delicata, ma incisiva. La sofferenza di ciascuno è così pulsante, prolungata, faticosa.
Altrettanto forte poi, in aperta contrapposizione, sarà la dirompenza dell’amore: amore come vitalità, come passione travolgente, come sesso libero, desiderio e condivisione.
Il viaggio attraverso l’età della messa alla prova, delle esperienze che formano e cambiano, dei dubbi e dei ripensamenti è indagato tramite gli occhi e il sentire dei giovani protagonisti di questo libro.
Sembrerà quasi di poterli vedere ben sagomanti alla fine della lettura, ma c’è un qualcosa di ineffabile nel racconto, un qualcosa che non si riesce a cogliere completamente, ma che rimane insondabile.
Ho letto che è tipico della cultura giapponese non svelare, non farsi mai comprendere in maniera totale.

Un libro delicato e tormentato, un libro a tratti faticoso, ma che racconta una delle storie più commoventi che io abbia letto mai.
Certo che ve lo consiglio, se siete abbastanza maturi per accoglierlo. Cosa che io non ero in terza liceo ma che, grazie al cielo, sono stata questa volta.

Vi lascio il link diretto per l’acquisto su Amazon, ne varrà la pena.

Norwegian wood. Tokyo blues Anna

Green Book

Un film straordinario che racconta la vera storia della tournèe nel sud degli Stati Uniti del
pianista afroamericano Don Shirley (Mahershala Ali) all’inizio degli anni ’60.
Il musicista viene scortato nel suo viaggio dal buttafuori italoamericano Tony Vallelonga (Viggo Mortensen), rimasto momentaneamente senza lavoro e bisognoso di portare a casa quattro soldi per mettere il pane in tavola.
La tematica razziale è quella centrale nel film: la casa discografica consegna a Vallelonga il Green Book, una guida per persone di colore che raccoglie tutti gli hotel e i ristoranti nei quali sono accettati.
Nonostante Shirley sia un affermato musicista, acclamato durante i concerti a furor di popolo, quando si spengono i riflettori del palcoscenico viene sottoposto a vessazioni e soprusi continui per dove mangiare, dove dormire, dove poter andare in bagno, le strade da percorrere. Non ci sono sconti per lui.

Con la delicatezza di un guanto di velluto questo film colpisce dritto nel vivo, senza sconti. Lo stomaco non può far altro che rivoltarsi vedendo come le persone venivano trattate neanche quarant’anni fa.
Shirley ad un certo punto dice di “non essere abbastanza nero per i neri e non abbastanza bianco per i bianchi”. Vi sentirete male con lui, ve lo garantisco.
Nonostante il tema così impegnato, il film riesce ad essere anche veramente divertente.
Certo il ritratto che viene fatto di noi italiani non è il massimo: il classico italiano mafioso, pizza e mandolino. Vallelonga è un sempliciotto, ma alla fine, nella sua semplicità, si mostra capace di buoni sentimenti e grandi gesti e non è forse questo quello che poi conta dopo tutto?

Il film ha già vinto il Golden Globe come miglior commedia, per il miglior attore non protagonista e per la miglior sceneggiatura.
La corsa è aperta per gli Oscar e speriamo che la giuria dell’Academy riconosca i dovuti meriti a uno dei film più belli visti ultimamente (anche se quest’anno a mio avviso ci sono diversi film che meriterebbero il titolo, non so se saprei scegliere dovessi farlo io).

Sul filo di questa storia vi consiglio di vedere anche The Help e Il diritto di contare, altrettanto belli e meritevoli.

Anna

Alita

Alita

Alita, nelle sale dal 14 febbraio, è l’ultimo film di Robert Rodriguez. La pellicola, che vanta anche il nome di James Cameron come produttore e sceneggiatore, è la trasposizione cinematografica del manga Alita – L’angelo della battaglia di  Yukito Kishiro.

Siamo del 2563 e il Dottor Ido (Christoph Waltz), chirurgo che ripara cyborg, sta cercando nella discarica della città di ferro alcuni pezzi da poter utilizzare come ricambi per i suoi pazienti. Tra i rifiuti scorge il dolce viso di Alita, la porta a casa, la cura e le dona un nuovo corpo.
Alita è una cyborg costruita con un’avanzatissima tecnologia perduta, progettata per la battaglia. La giovane non ha alcun ricordo, non sa chi è, non sa da dove viene, ma è molto impaziente di scoprirlo.
Le situazioni di pericolo nelle quali si imbatterà faranno a mano a mano riaffiorare i suoi ricordi, le sue capacità di combattimento e la sua vera indole.
Dovrà Ido spiegarle che, nonostante nella sua vita precedente fosse stata creata per essere forse l’arma più forte al mondo, ora ha una seconda possibilità per scegliere chi diventare.

Il film non mi ha impressionata. Forse per l’altisonanza del nome di Cameron, forse per la magistrale costruzione nel trailer, ero erroneamente convinta che avrei visto un colossal. Il film invece non riesce e ribaltarti dalla sedia, nonostante si faccia seguire piacevolmente.
La scena finale dove Edward Norton che interpreta il super cattivone Nova si sfila l’occhialino tattico lascia supporre che ci sia già l’idea di un sequel.

Mi è piaciuta l’ambientazione colorata e fervente della Città Di Ferro. Siamo ormai assuefatti dai futuri distopici che si somigliano un po’ tutti: grigi, tristi, devastati. Nella città di Ferro c’è invece colore, vita, gioco.

Trailer

Fatemi sapere cosa ne pensate se lo avete visto.

Anna

Il viaggio, il sacrificio, la felicità.

Edoardo Massimo Del Mastro, 2018.

download (2)

“La vita non accade a te, accade per te”

Il diario di Mente Nomade raggiunge le nostre case.
Mai sentito parlare della malattia del viaggiatore? Wonderlust? Andare per la semplice necessità di non vedere ogni giorno lo stesso orizzonte, per tornare sempre più ricchi dall’incontro con culture e vite diverse dalla nostra.
Sono tante ormai le pagine di travel blogger più o meno seguite nelle quali si possono ammirare magnifici paesaggi, leggere di avventurosi viaggi. Tra i più seguiti in Italia c’è Mente Nomade, Edoardo appunto, che con questo libro-diario auto pubblicato ha deciso di condividere con noi l’inizio della sua avventura, le motivazioni che lo hanno portato a mettersi in cammino e quelle, più importanti, che lo hanno portato a non fermarsi.

Il primo viaggio è stato in macchina, in Baviera, con la bicicletta caricata nel bagagliaio. Pochi giorni, non troppo lontano. Perché non importa quanto lontano scappi, importa cosa di te impari lungo il viaggio, importa molto come torni. Solitamente una persona differente da quella che è partita.
Poi c’è l’Islanda, raccontata nella sua natura potente. Storie di aurore boreali e di guesthouse in the middle of nowhere.
Ancora l’Alaska, terra selvaggia. Sulle orme di Alex Supertramp fino al Magic Bus, passando la notte in tenda dopo aver seppellito in una buca nel terreno tutte le cose con un odore abbastanza forte da attirare gli animali.
Il Nepal e la scalata all’Annapurna. Scoprire così che fare il “portatore” in Nepal per le scalate sia uno dei mestieri più redditizi.

E’ potente l’effetto che questo tipo di libri ha su di me. Incredibile come riescano a farmi sentire un po’ libera e senza dubbio molto più ricca. E’ come condividere un pezzettino di strada, come vedere un tramonto in India o abbandonarsi dentro Yosemite, fare l’angelo su una spiaggia bianca delle Maldive. La sola descrizione dei luoghi mi suscita emozioni positive, voglia di fare, di scoprire e di non stare ferma nel mio nido. Che è confortevole e bello, ma il mondo fuori lo è molto di più.

Il libro offre tanti spunti sia per quanto riguarda le destinazioni future da poter considerare, ma soprattutto sul basilare concetto che la vita è una e varrebbe dunque la pena di spenderla facendo ciò che ci rende felici.
Mi rendo conto che sia una di quelle frasi un po’ artefatte. Mi rendo conto anche che sia facile alzare il sopracciglio e pensare che si, vorrei essere felice, ma alla fine del mese il mutuo, la benzina, i figli, le tasse. Nessuno è qui a dire il contrario. Ma, senza alcuna ombra di dubbio, in ogni giornata c’è almeno un’occasione per essere un po’ più felici di quello che siamo. Sta a noi imparare a coglierla piuttosto che lasciare che passi invano.

Detto questo vi lascio il link diretto per acquistare il libro. E’ interessante quello che dice, dovreste averlo!

Il viaggio, il sacrificio, la felicità

Anna

Il suggeritore – Il gioco del suggeritore

Donato Carrisi, 2009 – 2018 Longanesi

downloaddownload (1)

‘Li chiamiamo mostri perché li sentiamo lontani da noi, perché li vogliamo ‘diversi’, diceva Goran nei suoi seminari. ‘Invece ci assomigliano in tutto e per tutto. Ma noi preferiamo rimuovere l’idea che un nostro simile sia capace di tanto. E questo per assolvere in parte la nostra natura. Gli antropologi la definiscono ‘spersonalizzazione del reo’ e costituisce spesso il maggior ostacolo all’identificazione di un serial killer. Perchè un uomo ha dei punti deboli e può essere catturato. Un mostro no.’

Dopo quanto silenzio torno a trovare il coraggio di scrivere qualche riga. Non che nel frattempo io non abbia letto altro. Semplicemente, come per tutte le cose della vita, non era il momento per me di prendermi il tempo, di riordinare le idee e si lasciar fluire le parole.
Le idee ancora sono ben confuse, ma il progetto del 2019 è quello di iniziare a riordinarle.

Ci eravamo lasciati con Mangia, Prega, Ama. Un libro che ha rappresentato per me un faro nella notte. Ci ritroviamo con qualcosa di sicuramente meno edificante dal punto di vista personale, ma che ha un impeto, una costruzione, una forza che non lasciano certo indifferenti.
Mi sento di dire in tutta onestà che Il suggeritore sia uno dei thriller più belli che io abbia mai letto. Si mantiene vivo dall’inizio alla fine. Tu sei li, che affronti ogni pagina spaventato. Perché quando i libri sono costruiti con un tale crescendo, spesso sul finale si sgonfiano come un palloncino bucato. E’ difficile non tradire le aspettative. Pensiamo a Dicker per esempio che scrive dei tomi pazzeschi, con continui colpi di scena che ti bombardano e ti catturano, poi arrivi alla conclusione e non regge mai il confronto con il resto del libro. Tanto che dell’ultimo non ricordo nemmeno chi è l’assassino.
In ogni caso dicevo che Il suggeritore invece esplode nelle ultime pagine. Chapeau.
Un suggeritore è per natura qualcuno che suggerisce, instilla, sussurra all’orecchio. Pensate cosa si potrebbe fare sussurrando parole sbagliate all’orecchio di chi già di suo possiede il germe della violenza.

Mila Vasquez, esperta di persone scomparse, affiancherà nelle indagini la squadra del criminologo Goran Gavila al fine di ritrovare le bambine a cui appartengono sei braccia sinistre rinvenute in un macabro cimitero.
Con il ritrovamento di ogni bambina ci sarà un nuovo indizio che condurrà ad un nuovo criminale. Tutto fa parte parte del grande disegno del serial killer subliminale che, come un perfetto burattinaio, tira i fili dello spettacolo.

Il gioco del suggeritore ritrova Mila diversi anni dopo. E’ una madre single che ha abbandonato la polizia per dedicarsi a sua figlia, per crescerla in un ambiente che non avesse niente a che vedere con il crimine, la morte, il male.
Ma “è dal buio che vengo. Ed è al buio che ogni tanto devo ritornare”. Motivo per cui, seppur con iniziale riluttanza, Mila si lascerà coinvolgere nelle indagini riguardanti la strage di una famiglia della quale non sono ancora stati rinvenuti i corpi.

Il secondo romanzo, scritto a quasi dieci anni dall’esordio, è a mio avviso meno potente. Ho sentito meno intrigante l’ambientazione. Per chi lo vorrà leggere, troverete un videogioco a farvi da sfondo e da filo conduttore. Diciamo che io preferisco le cose un po’ più pratiche. E’ senza ombra di dubbio un buon giallo. A mio avviso il primo è inarrivabile.

Mi ha incuriosito la costruzione del personaggio di Mila e la sua completa incapacità di provare emozioni, empatia. Mi sono trovata a chiedermi come dovrebbe essere vivere effettivamente così. Io sono solo emozione e sento che a volte basterebbe anche sentire meno. Ma non sentire niente? Dover guardare le espressioni di chi ci sta intorno per capire quale sentimento provare ad emulare non deve esser facile. Si chiama alessitimia o più semplicemente analfabetismo emotivo.

Li avete letti? Avete letto il primo e poi oggi, dieci anni dopo, vi approcciate al secondo? Penso che averli letti uno di seguito all’altro abbia in qualche modo influenzato negativamente il mio giudizio sul secondo libro. Fatemi sapere.
Vi lascio il link per l’acquisto diretto su Amazon se ancora non li avete. Se li acquistate da qui ci date anche una piccola mano a crescere 🙂

Il suggeritore

Il gioco del suggeritore

Ora sto leggendo Murakami. Voglio prepararmi al mio prossimo viaggio in Giappone cominciando ad assaporarne l’atmosfera. Vi farò sapere.

Anna

 

Selva oscura

download

di Nicole Krauss, 2018.

Jules Epstein, milionario ebreo americano, sposato da trentacinque anni e padre di tre figli ormai adulti, uomo di successo, forte, risoluto e litigioso, abbandona improvvisamente la propria vita. Lascia la moglie e si ritira in Israele all’Hotel Hilton di Tel Aviv. Lì fa un bilancio esistenziale e decide di finanziare progetti come un bosco di 4.000 alberi e un film su Re David.
Parallelamente anche l’alter ego della scrittrice, o forse la scrittrice stessa, decide di prendersi una pausa di riflessione dalla propria vita – marito, due figli piccoli e una crisi creativa come scrittrice – e lascia Brooklyn alla ricerca delle proprie radici in Israele. Qui, a Tel Aviv, raggiunge il medesimo Hotel Hilton, al quale la legano ricordi familiari e dove viene coinvolta da un amico del padre in un progetto un po’ folle sulle orme di Kafka.
Nicole Krauss è considerata una delle penne americane più talentuose in circolazione. È anche la ex moglie di un altro enfant prodige della letteratura ebraica americana, Jonathan Safran Foer, di cui tempo fa lessi “Ogni cosa è illuminata”, libro che non mi fece per nulla venir voglia di affrontare gli altri della sua produzione letteraria.
“Selva oscura” – titolo ripreso dai versi di Dante – ha avuto un grande successo di critica e di pubblico e a me è stato consigliato da più di un amico lettore.
Vorrei dire che l’ho apprezzato anch’io, ma non posso. Lo stile virtuosistico di chi vuole dimostrare che sa scrivere mi urta, soprattutto quando sembra il fine e non il mezzo di un libro. Le vicende narrate mi sono parse vagamente inconcludenti e tirate per le lunghe, quasi un pretesto per dare sfoggio di manierismo letterario. L’unica virtù che riesco a scorgere nella Krauss è che scrive un po’ meglio dell’ex marito, a mio parere insopportabile.
Consapevole di essere una voce fuori dal coro, sarò breve: non mi è piaciuto. Punto. E a voi?

Mariarita