Colpa delle stelle

di John Green, 2012.

Ho letto il libro e visto il film in rapida sequenza. Nessuno dei due mi è piaciuto. Il film l’ho trovato meno peggio del libro. Non so dirvi come mai: la storia aveva tutti i presupposti per colpire dritto al cuore, soprattutto il cuore di una come me che si commuove sempre.
Probabilmente mi aspettavo di piangere troppo, sarà per questo che alla fine non è successo.

Il libro è sostanzialmente noioso e non per la tematica trattata. I due giovani protagonisti sono, o sono stati, malati di cancro. Chiaramente si soffre per il loro dolore e mi permetto debolmente di dire che il libro non mi ha catturata con tutto il rispetto possibile verso la malattia o verso chi si è immedesimato in loro e quindi ha vissuto emozioni ben diverse dalle mie.
Allontanandoci un attimo da questa sofferenza per analizzare il libro con uno sguardo d’insieme ci si rende conto che la trama è pressoché inconsistente: non succede niente. Niente per tantissime pagine….poi arriva un frase d’impatto buttata li, cattiva quasi da far male e bum.
So che il libro ha avuto un enorme successo, così come poi il film e mi piacerebbe potermi confrontare con qualcuno che li ha amati, per poterne capire i punti di forza.

Il film è meglio del libro (cosa che non dovrebbe accadere mai, ma in questo caso accade). E’ più veloce e dunque non si avverte la pesantezza di quelle pagine che trovavo vuote. Hazel Grace è interpretata da Shailene Woodley (che per me rimarrà sempre la “teenager americana”)che ultimamente sta avendo un grandissimo successo. E dire che mi è sempre sembrata mono espressione. Qui è meno male del solito. 
Augustus è interpretato da Ansel Elgort, giovane carino che ho trovato più a suo agio nell’interpretazione di Baby Driver – Il genio della fuga.

Spero di non essermi guadagnata alzate di sopracciglio durante la lettura per questo mio commento contrario al furor di popolo, ma tant’è. Fatemi sapere la vostra opinione, soprattutto nel caso in cui sia diversa dalla mia per poterci confrontare.

Anna

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Le assaggiatrici

“La capacità di adattamento è la maggiore risorsa degli esseri umani, ma più mi adattavo e meno mi sentivo umana.”

Di Rossella Postorino, Feltrinelli 2018.

La storia è quella di Rosa Sauer, la dolce Rosa che ha lasciato la sua Berlino per trasferirsi in campagna nel villaggio di Gross-Partsch, ospite a casa degli suoceri dopo la partenza del marito per il fronte russo. Siamo in piena Seconda Guerra Mondiale e Rosa dal villaggio di campagna che doveva essere per lei porto sicuro non ne uscirà più la stessa.
Viene reclutata tra le assaggiatrici dei pasti del Furher. Ogni giorno a colazione, pranzo e cena un pulmino la preleva per portarla alla mensa nella Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler. Ogni giorno il suo stomaco, come quello di altre nove donne, viene utilizzato come banco di prova e la morte è li che ti alita sul collo. Sotto il serrato controllo delle SS le donne sono obbligate a consumare il cibo, per poi venir tenute sotto osservazione per un’ora al fine di scongiurare il pericolo di avvelenamento.

Il libro è potente, non potrebbe non esserlo. Quello che trovo profondamente toccante è la descrizione della vita. Di come si possa trovare il coraggio di vivere nonostante questo. Quando sai che ogni pasto potrebbe essere l’ultimo, ma ti aggrappi lo stesso ai visi amici, agli amori consumati e fugaci.
Il vivere NONOSTANTE mi ha sempre affascinato moltissimo. E’ solo per i più forti tra noi, non sicuramente per tutti. Ma la delicatezza e il coraggio di questa donna, di queste donne lo si percepisce. Il solo vivere in quel tempo rende la vita stessa un atto di coraggio estremo.

Ho trovato la narrazione precisa e scorrevole, delicata nonostante la pesantezza e l’ingombranza degli argomenti trattati. Il personaggio di Rosa è tratteggiato con grazia e forza, in un’ambivalenza che si ritrova in tanti personaggi femminili tra i più belli.
La storia è toccante e sicuramente invita alla riflessione. Lo troverei adatto anche come lettura scolastica.
Assolutamente consigliato.

Anna

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