Boy erased – Vite cancellate

Due parole su Boy erased – Vite cancellate. Il film é del 2018 scritto e diretto da Joel Edgerton, che ne é anche uno degli interpreti principali.

Il film si ispira alla vera storia di Garrard Conley, raccontata direttamente dal suo protagonista in boy Erased: A Memoir, libro autobiografico.

Jared é un ragazzo di diciannove anni che, proprio in concomitanza con l’inizio del college, si trova ad affrontare la presa di conscienza circa la sua omosessualità. Vive in una piccola comunità in Arkansas e suo padre é un pastore battista. Nel momento del coming out, la famiglia reagirà costringendo il figlio a partecipare ad un programma di terapia di conversione dall’omosessualità. Nascosto dietro principi di fede e purificazione, si cela un trattamento comportamentale disumano volto al cosiddetto “riorientamento sessuale”. “Love in Action” é il nome del programma che ha l’obiettivo di colpire la parte più intima dell’individuo, disumanizzandolo e privandolo della propria peculiarità appunto.

Le figure genitoriali, interpretate da Russell Crowe e Nicole Kidmann, in una prima parte di film sono completamente succubi della “comunità” chiusa e retrograda nella quale non c’é spazio per il figlio omosessuale di un pastore. Fortunatamente sul finale si prospetta un’apertura con l’accettazione della vera essenza di Jarred.

Il film é solo una reale testimonianza di quello che ancora accade in 36 stati americani che di come abbia toccato almeno 700.000 persone.

Drammatico e di difficile digestione, non c’é che dire. Certo é che é giusto conoscere queste realtà, é giusto sapere che certe cose sono accadute e accadano.

Vi lascio qui il link per l’acquisto del memoir: mi aspetterei una lettura drammatica, ma necessaria.

Anna

Ted Bundy – Fascino Criminale

Ted Bundy – Fascino criminale

Di Joe Berlinger, 2019

La vicenda di Ted Bundy è quella di un uomo squilibrato e psicopatico che a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 torturò, violentò e uccise più di trenta donne in vari stati degli USA, anche se c’è ancora il dubbio che possano essere state molte più. Ted Bundy, personaggio oscuro e controverso, si è sempre guardato dal passare inosservato. Organizzò due evasioni, si difese da solo durante il suo processo, non mancò mai di schernire il procuratore, piuttosto che puntare il dito contro i giudici.
Era belloccio e aveva un’aura oscura che attirava a se le donne che, sconosciute, si affannavano per prendere parte al suo processo per la sola voglia di esserci. Attirava le sue vittime nei pressi delle residenze universitarie, servendosi di un finto braccio ingessato: si mostrava bisognoso di aiuto per attrarre le ragazze nella sua auto e quando le malcapitate si accorgevano della pericolosità della situazione, era ormai troppo tardi.

Non mi dilungo più di tanto sui dettagli delle macabre gesta di quest’uomo, avete L’Internet che può aiutarvi in questo e non mi va di alimentare un’insana passione per la cronaca nera, vi basti sapere che Ted Bundy venne alla fine condannato a morte e morì sulla sedia elettrica il 24 gennaio nello Stato della Florida.

Nel film il ruolo di Ted Bundy è ricoperto da Zack Efron. Secondo me, benché io abbia letto anche svariate critiche, Efron se l’è cavata egregiamente. Per scrollarsi di dosso l’immagine del Disney Channel o quella di bellone solo muscoli, Efron questa volta si misura con una parte drammatica nella quale riesce a mettere la sua naturale bellezza a servizio del personaggio. Nella parte finale del film vedrete una serie di immagini tratte dal processo di Bundy e noterete quanto Efron abbia reso bene i suoi gesti, le sue movenze. Carisma e magnetismo le caratteristiche principali del personaggio. “Fascino criminale” è un sottotitolo quanto mai azzeccato. Nella pellicola Lily Collins interpreta la fidanzata storica di Ted,
Elizabeth Kloepfer, che non riesce a convincersi che l’uomo che le ha dormito accanto per tanti anni possa essere un tale mostro. Che sensazione deve essere pensare che l’uomo che fino al giorno prima ha preso in braccio tua figlia è in carcere con l’accusa di omicidio? Non riesco ad immaginarmi. Nel film Elizabeth è come stregata da Ted, succube delle sue parole e delle sue azioni. Vedere il film per capire, non voglio fare spoiler. Leggendo un po’ di articoli circa il reale svolgimento dei fatti, Elizabeth non è fu una spettatrice passiva degli avvenimenti, ma ebbe anzi un ruolo cruciale nella cattura di Bundy.

Credo che il film sia un buon prodotto. Se si va al cinema all’oscuro della storia per quasi tutto il film si è portati a simpatizzare con Bundy e a crederlo una vittima incolpevole di un qualche errore giudiziario, che probabilmente era la stessa emozione che lui voleva suscitare allora sulle folle. Se questo era l’intento, allora è perfettamente riuscito. Mi sono però dovuta porre un quesito etico una volta uscita dalla sala: con il senno di poi, a verità accertata, è giusto trasmettere una tale immagine di un uomo del genere? Anche se poi il finale aggiusta e ribalta le considerazioni, tu hai passato una buona oretta a pensare al “Povero Ted” se non conosci la verità. Mi sembra tempo sprecato nel quale poteva essere ricordato il MOSTRO e le meravigliose donne che ha strappato alla vita.

Anna

Tutti i camei di Stan Lee

Stan Lee, all’anagrafe Stanley Martin Lieber è stato il fumettista che ha dato vita allo sconfinato mondo Marvel: è l’uomo dietro la leggenda. Soprannominato “The Man“, Stan Lee non ha mai rinunciato alla possibilità di apparire in piccoli spezzoni all’interno dei film tratti dai suoi fumetti. Vediamo qui di seguito quali sono state le sue performance in tanti anni sul grande schermo.

La saga degli X-Men:

1 – X-Men (2000) Stan Lee è un venditore di hot dog sulla spiaggia nella quale il senatore Kally si palesa per la prima volta, dopo esser stato trasformato in un mutante.

2 – X Men: Conflitto finale (2006) qui è un simpatico vecchietto che innaffia il suo cortile. Abitando vicino alla dolce Jean Gray risente dei poteri telecinetici di quest’ultima.

3 – X-Men: Apocalypse (2016) in questo cameo Stan e la moglie Jonie si stringono forte, assistendo insieme alla dichiarazione della supremazia della razza mutante da parte di Apocalisse, che aveva appena distrutto tutte le armi nucleari del pianeta.

La saga di Spider-Man:

1 – Spider-Man (2002) In questo film mette in salvo una bimba durante lo scontro tra Spider-man e il Goblin.

2 – Spider-Man 2 (2004) Anche in questo cameo Stan compare per mettere in salvo una passante dalla caduta di macerie di un palazzo teatro di combattimento.

3 – Spider-Man 3 (2007) Qui la scena è famosa: faccia a faccia con Tobey Maguire gli dice la famosa frase “Io credo che un uomo possa fare la differenza“.

4 – The Amazing Spider-Man (2012) Anche questa è una tra le mie scene preferite: Stan interpreta un bibliotecario, ha la musica sparata in cuffia e non si accorge che alle sue spalle Spider-Man e Lizard stanno combattendo.

5 – Spider-Man Homecoming (2016) In questo film Stan interpreta un vecchietto alla finestra che inveisce contro SpiderMan, associandosi al coro di tutto il vicinato, perché il supereroe sta facendo del trambusto nel quartiere.

Daredevil (2003) Qui Stan è un passante distratto che cammina leggendo il giornale, rischiando di farsi investire. Viene salvato da Matt Murdock, ancora bambino, che aveva avvertito l’arrivo di un’auto.

La saga di Hulk:

1 Hulk (2003) Stan interpreta un poliziotto che conversa con un collega: incroceranno Banner e Stan lo saluterà, interagendo direttamente per la prima volta con un protagonista.

2 –L’incredibile Hulk (2008) Una bottiglietta di cedrata (?) contenente il sangue contaminato di Bruce Banner finisce nel frigorifero che nostro beniamino che, stappandola, farà saltare la copertura di Bruce e lo costringerà a ricominciare la sua fuga.

La saga dei Fantastici Quattro:

1 – I Fantastici Quattro (2005) “The Man” qui interpreta un sorridente fattorino alle dipendenze di Reed Richards.

2 – I Fantastici Quattro e Silver Surfer (2007) Qui Stan, che interpreta se stesso, viene rimbalzato alle nozze di Reed Richards e Susan Storm.

La saga di Iron Man:

1 – Iron Man (2008) Nel primo Iron Man Tony scambia Stan Lee per Hugh Hefner, celebre fondatore della rivista Playboy. Come biasimarlo? E’ effettivamente attorniato da uno stuolo di conigliette.

2 – Iron Man 2 (2010) Questa volta viene scambiato per il conduttore televisivo Larry King.

3 – Iron Man 3 (2013) Stan è qui chiamato a vestire i panni di un onorevole giudice ad un concorso di bellezza.

La saga di Thor:

1 – Thor (2011) Qui Stan tenta di smuovere il Mjolnir dal terreno, agganciandolo ad un camion.

2 – Thor: The dark world (2013) Questo cameo è piuttosto divertente: il professor Erik Selvig sta tendendo un’interessantissima lezione sulla conformazione dell’universo, quando viene interrotto da un poco attento Stan Lee che gli richiede la sua scarpa. La cosa buffa è che siamo in un manicomio e nessuno presta attenzione al povero Selvig.

3 – Thor Ragnarok (2016) Nonostante Stan debba “solo” tagliare i capelli al Dio, la scena ricorda più una forma di tortura: Thor è legato e implorante. “Non tagliarmi i capelli” chiede a gran voce. “Non muoverti, che non ho più la mano ferma come un tempo!” gli viene risposto.


La saga di Captain America:

1 – Captain America: Il primo Vendicatore (2011) Il nostro beniamino interpreta un generale americano con la vista leggermente fuori fuoco: “Me lo ricordavo più alto” dice indicando non si sa bene chi, ma scambiandolo per Steve Rogers.

2 – Captain America: The Winter Soldier (2014) In questo film Stan impersona il custode notturno del museo Smithsonian dal quale Cap ruba il proprio costume da combattimento.

3 – Captain America: Civil War (2016) Stan nell’ultimo film su Cap è un fattorino della FedEx che appella Tony Stark chiamandolo “Stank”. Il gioco di parole in lingua originale è simpatico dal momento che stank è traducibile con “puzzare”.

La saga dei Guardiani della Galassia:

1 – Guardiani della Galassia (2014) Siccome il lupo perde il pelo, ma non il vizio, anche sul pianeta Xandar Stan impersona un rinomato donnaiolo, ricercato dalle autorità.

2 – Guardiani della Galassia Vol 2 (2017) Stan è un astronauta e in questo momento si trova insieme agli “Osservatori”. Il gruppo viene avvistato da Rocket durante il suo salto galattico. Attenzione che qui è presente anche in una scena post-credit!

La saga di Ant-Man:

1 – Ant-Man (2015) Stan veste i panni di un barista durante un flashback che allo spettatore viene narrato da Luis.

2 – Ant-Man and The Wasp (2018) In questo stralcio di film Stan è il proprietario di una macchina che viene rimpicciolita durante un combattimento.

Doctor Strange (2016) Questa volta se ne stava tranquillamente seduto su un autobus, leggendo “Le porte della percezione”, quando si ritrova nuovamente in mezzo al fuoco tra Strange e Kaecilius.

Black Panther (2017) Qui “The Man” si concede una puntatina al casinò in compagnia di Martin Freeman.

Venom (2018) Mentre porta a spasso il cane, Stan incrocia Brock e lo incoraggia a tornare della sua ex. Dispensatore di consigli di cuore.

Captain Marvel (2019) Carol sta inseguendo uno Skrull in metropolitana e scosterà il libro che Stan sta leggendo per accertarsi che dietro non si nasconda il nemico. Ancora L’Internet non ci fornisce un’immagine valida, mi spiace.

La saga degli Avengers:

Cronologicamente non è la posizione giusta della saga, ma mi pareva sensato terminare con questi film.

1 – The Avengers (2012) Stan viene intervistato in un notiziario per essere un sopravvissuto alla battaglia di Manhattan. “Supereroi a New York? Ma fatemi il piacere!

2 – Avengers: Age of Ultron (2015) Durante una festa organizzata da Stark, alcuni veterani di guerra decidono di farsi una sbronza a base di alcol asgardiano: gli effetti su Stan sono tanto pesanti che deve essere accompagnato a casa a braccio.

3 – Avengers: Infinity War (2018) In questo film Stan guida l’autobus che porta Peter Parker e i suoi compagni al MoMa.

4 – Avengers: Endgame (2019) L’immagine è ancora irrintracciabile su Internet, ma in questo film uno Stan ringiovanito grazie a trucco e computer grafica interpreta un automobilista che sfreccia davanti alla base Shield degli anni ’70 sotto gli occhi di Cap e Tony Stark, inneggiando alla pace.

L’ultimo cameo che ha registrato prima di morire è stato proprio quello per Avengers Endgame e io ci vedo un qualcosa di molto poetico. Mi pare un’eredità che ha voluto non lasciare incompiuta.

Anna

Gli Avengers celebrano se stessi: i riferimenti del film Endgame

Attenzione: SPOILER.

In quest’articolo analizzeremo le curiosità e i riferimenti ai film MCU precedenti presenti dentro ad Endgame.
La Marvel celebra se stessa, celebra i suoi personaggi e imbocca il già nostalgico spettatore con bricioline di ricordi di questi incredibili undici anni di film.
Devo ammettere che, se questo era l’intento, lo scopo è pienamente riuscito.

  1. Avresti dovuto mirare alla testa – durante Infinity War, Thanos apostrofa Thor dicendogli queste esatte parole a seguito dell’ascia che il Dio del tuono gli ha lanciato nel petto. Il Titano non muore sul colpo, riesce a schioccare le dita e il resto è storia. Bene, Thor è uno che non dimentica gli insegnamenti appresi e, quando all’inizio del film i due si incontrano nuovamente, lo decapita senza colpo ferire. «Ho mirato alla testa» si giustifica con i suoi compagni leggermente interdetti.

  2. Ho tutto il giorno libero – è la frase preferita da Steve Rogers che ripete fin dai tempi di Captain America – Il primo vendicatore. Sono anche le parole che pronuncia il Cap del passato a quello del futuro durante il loro scontro. Il significato è che non c’è una battaglia dalla quale il personaggio si tiri indietro, forte di una resistenza fisica e psicologica incredibile. In originale è «I can do this all day».

  3. Budapest – la parola in codice tra Occhio di Falco e Vedova Nera che lascia intendere che, prima di diventare Vendicatori, durante il loro lavoro come spie abbiano avuto una missione particolarmente degna di nota proprio a Budapest, diventata ormai metro di paragone di ogni loro nuovo incarico (la frase viene pronunciata anche nel film The Avengers. Arrivando su Vormir alla ricerca della gemma dell’anima Barton dirà che – «non assomiglia per niente a Budapest».

  4. Jarvis – vi sarete tutti accorti che l’intelligenza artificiale che faceva da maggiordomo a Tony Stark, prima di confluire dentro Visione, fosse in realtà il maggiordomo in carne e ossa del padre di Tony, Howard. Vediamo l’attore James D’Arcy comparire per un breve cameo durante la visita di Cap e Tony alla base dello Shield negli anni ’70. Questa cosa era già nota a quelli di voi che hanno seguito la serie tv Agent Carter, per gli altri una sorpresa.

  5. Captain America brandisce il Mjolnir – la leggenda vuole che solo chi è degno possa impugnare il martello del Dio del tuono. Odino, nel primo film su Thor, aveva bandito il figlio da Asgard a causa della sua arroganza e lo aveva anche spogliato dei suoi poteri, rendendo il martello impugnabile solo da chi ne fosse veramente degno. Durante Avengers: Age of Ultron, mentre i Vendicatori sono riuniti per un momento gioviale, Thor li sfida a provare a sollevare il Mjolnir, promettendogli che chiunque ci sarebbe riuscito sarebbe diventato il legittimo re di Asgard. La scena ricorda l’estrazione di Excalibur. Nessuno riesce ovviamente a sollevarlo, ma Steve Rogers riesce a spostarlo di qualche millimetro. Impercettibile forse, ma Thor lo nota eccome.

  6. «Avengers, uniti!» – la frase d’incitazione pronunciata da Cap mentre, dai portali che si aprono dietro di lui, escono fuori tutti gli alleati dei Vendicatori, è un grande classico dei fumetti. Nella versione originale è «Avengers, assemble!» ed è anche il nome di una delle serie a cartoni uscita nel 2013. La frase è un riferimento al film Avengers – Age of Ultron dove, alla fine di questo, Captain America va per pronunciarla davanti a quello che sarà il nuovo gruppo di Vendicatori (Visione, Scarlet Witch, War Machine, Falcon e Vedova Nera), venendo però interrotto mentre sta per pronunciare la “A” di Assemble dai titoli di coda.

  7. «Sono andato avanti nel tempo per vedere futuri alternativi e tutti i possibili risultati del prossimo conflitto.» «Quanti ne hai visti?» «14.605.000.» «Quanti ne abbiamo vinti?» «UNO» – indimenticabile dialogo tra Dr. Strange e Iron Man durante Infinity War. Bene, quanto Strange verso la fine di Endgame solleva l’indice davanti alle labbra per ricordare a Tony quante sono le loro possibilità di riuscita un brividino lungo la schiena lo avrete sentito, o no?

  8. «Io sono Iron Man» – alla fine del primo film nel lontano 2008 Tony Stark tiene una conferenza stampa per rilasciare una dichiarazione sui fatti che hanno acceso il cielo e le strade durante la notte. Lo Shield gli ha preparato un discorsino patinato che Tony non deve far altro che leggere, ma Stark non ci sta e dietro al microfono si autodenuncia come Iron Man. Sul finale di Endgame, dopo che Thanos gli ha appena detto che lui è ineluttabile, Tony gli risponde (e sti gran ca**i) «Io sono Iron Man». Bella ripresa questa, un circolo perfetto di inizio e fine.

  9. Proof that Tony Stark has a heart – il primo reattore Arc che salva la vita a Stark nel suo film di esordio, quello che Pepper gli aveva incorniciato di modo che potesse essere conservato a futura memoria, viene adagiato sulla sua bara in un nostalgico e commuovente addio al grande eroe.

  10. Il ragazzino inquadrato al funerale di Tony – non sarete in tanti ad averlo riconosciuto. E’ il bimbo con cui Iron Man fa amicizia durante Iron Man 3 e al quale costruisce la Sparapatate Mark 2 per ringraziarlo del suo aiuto.

  11. Cheeseburgers – alla fine del film Happy chiede alla bimba di Tony che cosa volesse da mangiare e lei, senza esitazione, chiede un Cheesburger… che è la stessa cosa che chiese il suo papà nel primo film dopo essere fuggito da tre mesi di prigionia.

  12. Il ballo di Steve Rogers e Peggy Carter – l’agente Carter si classifica di buon grado tra le donne più pazienti della storia. C’è un ballo in sospeso tra i due da Captain America – Il primo Vendicatore, ma pare che nessuno dei due abbia dimenticato la promessa perché in una delle scene finali del film finalmente la coppia può godersi una rilassata e meritata, normalissima felicità.

Ecco tutto quello che sono (siamo, perché sono stata aiutata parecchio) riuscita a tirar fuori dalla visione del film. Sul web ho letto tante forzature: non tutto è un rimando, non c’è sempre una doppia lettura. Queste scene però sono state sicuramente realizzate con l’intento di ricordare e commuovere, come anche il tintinnio che si sente a fine film. E’ Iron Man che sta costruendo l’armatura nella caverna… e siamo pronti per la prossima fase.

Anna

Avengers: Endgame

Un finale epico per una saga durata ben undici anni e 22 film. Adesso starete corrugando le sopracciglia pensando se davvero siano passati tutti questi anni. Ebbene si: undici anni sono trascorsi dal 2008, anno di uscita dal primo Iron Man. In un lasso di tempo così lungo noi siamo cresciuti e anche gli attori lo hanno fatto: abbiamo conosciuto i nostri eroi nei loro punti di forza e nelle loro debolezze e, come tutte le saghe di lunga durata e di ampio retaggio, siamo pronti a provare quel tipo di malinconia che la fine delle cose porta con sé. Non vi devo spiegare di che sentimento sto parlando, lo conoscete benissimo, sono sicura lo abbiate già provato parecchie volte nel corso degli anni. Chi per Harry Potter, chi si prepara a provarlo per il Trono di Spade. E’ la fine delle cose, ragazzi. Anzi, è la fine delle cose grandiose, perché solo quelle sono capaci di lasciare un tale senso di vuoto e di pienezza al tempo stesso.
Non si può fare una recensione di un film del genere: i giudizi cinematografici vanno sospesi davanti alla grandezza del progetto e di fronte a questo finale che rappresenta il giusto coronamento, la degna chiusura dei tanti cerchi aperti in questi anni.

Se proprio vogliamo dire qualcosa, possiamo dire che nel film non manca nulla: c’è l’epicità e la grandezza che ci si aspetta da un film del genere, ci sono i classici momenti di comicità Marvel, c’è la battaglia, direi quella più epica e meglio riuscita di tutti i film (e lo dico perché non sono una sfegatata fan delle battaglie, dopo un po’ tendo ad annoiarmi. Questa invece è grandiosa ed ha una durata giusta rispetto al film), c’è l’ultimo cameo girato da Stan Lee (non ha qualcosa di poetico il fatto che l’ultima scena registrata quando era ancora in vita sia stata proprio quella di Endgame?), ci sono i momenti nei quali faticherete a trattenere le lacrime dalla commozione, ci sono immancabili colpi di scena, c’è il women power. I personaggi nel film vengono degnamente celebrati nella loro grandezza, ci sono tantissimi rimandi ai tanti film precedenti (dovrete essere dei veri conoscitori per capirli tutti, fortunatamente ho un marito che non perde un colpo e nei prossimi giorni con il suo aiuto vi farò un post proprio con questi riferimenti).

L’eredità degli Avengers è pronta per essere portata avanti. Sicuramente il mondo Marvel non si fermerà, ci saranno ancora eroi e storie degne di essere raccontate, sicuramente tenendo ben saldo il retaggio che l’Infinity Saga ha lasciato. Si guarda al futuro dunque, tenendo ben presente quale strada è stata percorsa fino a qui.

Il film è già campione di incassi dopo un solo giorno di programmazione, ma c’era da aspettarselo.

Gli attori alla premier mondiale

Altra cosa importante: non ci sono scene scene post credit dopo i titoli di coda. La pellicola dei fratelli Russo è conclusa in se stessa, non ha bisogno di altro. Fidatevi, ve lo dico perché sarei stata felice di leggere il cartello attaccato all’entrata della sala cinematografica che avvisava della mancanza delle scene finali, ma non l’ho visto e quindi ho aspettato. La scena non c’è, ma non ne sentirete il bisogno perché, nonostante il finale catalizzi l’attenzione su alcuni personaggi, per tutti c’è una conclusione e si delineano già i nuovi gruppi che probabilmente daranno vita alla nuova fase del Marvel Cinematic Universe.

Non si possono fare spoiler di alcun genere perché il film deve solo essere visto, ma quello che penso è che non si sarebbe potuto dare alla saga una conclusione diversa. Qualsiasi altro finale non sarebbe stato altrettanto impattante. Nessuno dei quattordici milioni di futuri alternativi visti da Strange ci avrebbe regalato le stesse emozioni. Va bene così, è giusto così perché le cose grandi si devono chiudere in maniera spettacolare.

Anna



Aspettando Avengers: Endgame

Facciamo un veloce recap delle cose da ricordare prima di apprestarsi a vedere Avengers: Endgame.

Thanos è riuscito nell’ardua impresa di raccogliere tutte le Gemme dell’Infinito, incastonandole nel Guanto dell’Infinito (forgiato apposta per lui su Nidavellir), diventando onnisciente e onnipresente, capace di dominare e modificare a suo piacere il tempo, lo spazio, la realtà, il potere, la mente e l’anima.
Ci siamo lasciati con lo schiocco delle dita di Thanos con il quale metà della popolazione dell’universo viene sterminata, diventando polvere in pochi secondi.

Vi ricordate chi è morto durante Infinity War? Perché le dipartite sono state tante:

  • Heimdall, l’asgardiano, che si immola all’inizio del film nel tentativo, fortunatamente riuscito, di rispedire Hulk sulla Terra ad avvisare gli Avengers dell’imminente arrivo di Thanos.
  • Loki muore nel tentativo di uccidere il super cattivone viola. Come Dio dell’inganno ha sperato di avere sufficiente potere per sfidare Thanos al suo stesso gioco, ma niente da fare. Prima consegna il Tesseract (cubo cosmico che contiene la Gemma Blu dello Spazio), poi muore.
  • Gamora: la morte della figlia prediletta di Thanos è un momento quasi toccante nel film. Per recuperare la Gemma della Anima custodita da Teschio Rosso viene infatti richiesto il sacrificio di una persona amata. Gamora è bella serena, fermamente convinta che il paparino sia capace di tutto tranne che di amare e invece viene fuori che l’unica per la quale Thanos abbia mai provato sinceramente amore è lei. Sfortunatamente questo la spingerà giù per una scarpata.
  • Visione muore due volte perché una non era abbastanza. Inizialmente sarà Scarlet Witch ad indirizzare i suoi poteri sulla Gemma incastonata nella testa di Visione nel tentativo di distruggerla prima che Thanos se ne impossessi. Ci riuscirà anche, ma Thanos vanificherà ogni sforza fisico, ma soprattutto sentimentale, utilizzando la Gemma del Tempo per riavvolgere il nastro, riportare in vita Visione e sottrargli la Gemma.

Dopo lo schiocco delle dita di Thanos perdiamo tanti altri personaggi:

  • Mantis
  • Drax
  • Spider Man
  • Bucky (Soldato d’Inverno)
  • Falcon
  • Black Panther
  • Doctor Strange
  • Scarlet Witch
  • Star Lord
  • Groot
  • Maria Hill
  • Nick Fury

Altre cose importanti da ricordare? Tony Stark è disperso nello spazio su una navicella che orbita attorno a Titano. Ha terminato le scorte di cibo e acqua ed è prossimo a finire l’ossigeno. Nel trailer del film manda uno messaggio accorato a Pepper.
Fury prima di morire ha contattato Captain Marvel che ha già prontamente raggiunto la squadra dei superstiti sulla Terra. Speriamo che sappia dare una mano perché ce n’è bisogno.
Ant Man è ritornato da solo dal regno dei quanti e sta bussando alla porta degli Avengers. Gli apriamo o lo lasciamo fuori?

Nel film ci sarà anche l’ultimo cameo di Stan Lee, girato prima di morire.

Pare essere tutto pronto per queste tre ore di film che faranno da chiusura ad un ciclo iniziato ormai 11 anni fa, nel 2008, con l’uscita del primo Iron Man. Sarà uno di quei momenti cruciali nella vita degli individui, al pari della fine degli Harry Potter. Si sente già l’eco del vuoto che si verrà a creare nelle nostre vite. E’ il gran finale che, per tutta una serie di motivi, si preannuncia epico.
Siamo pronti, speriamo che il film non deluda le aspettative perché l’hype è alle stelle.

Anna

Green Book

Un film straordinario che racconta la vera storia della tournèe nel sud degli Stati Uniti del
pianista afroamericano Don Shirley (Mahershala Ali) all’inizio degli anni ’60.
Il musicista viene scortato nel suo viaggio dal buttafuori italoamericano Tony Vallelonga (Viggo Mortensen), rimasto momentaneamente senza lavoro e bisognoso di portare a casa quattro soldi per mettere il pane in tavola.
La tematica razziale è quella centrale nel film: la casa discografica consegna a Vallelonga il Green Book, una guida per persone di colore che raccoglie tutti gli hotel e i ristoranti nei quali sono accettati.
Nonostante Shirley sia un affermato musicista, acclamato durante i concerti a furor di popolo, quando si spengono i riflettori del palcoscenico viene sottoposto a vessazioni e soprusi continui per dove mangiare, dove dormire, dove poter andare in bagno, le strade da percorrere. Non ci sono sconti per lui.

Con la delicatezza di un guanto di velluto questo film colpisce dritto nel vivo, senza sconti. Lo stomaco non può far altro che rivoltarsi vedendo come le persone venivano trattate neanche quarant’anni fa.
Shirley ad un certo punto dice di “non essere abbastanza nero per i neri e non abbastanza bianco per i bianchi”. Vi sentirete male con lui, ve lo garantisco.
Nonostante il tema così impegnato, il film riesce ad essere anche veramente divertente.
Certo il ritratto che viene fatto di noi italiani non è il massimo: il classico italiano mafioso, pizza e mandolino. Vallelonga è un sempliciotto, ma alla fine, nella sua semplicità, si mostra capace di buoni sentimenti e grandi gesti e non è forse questo quello che poi conta dopo tutto?

Il film ha già vinto il Golden Globe come miglior commedia, per il miglior attore non protagonista e per la miglior sceneggiatura.
La corsa è aperta per gli Oscar e speriamo che la giuria dell’Academy riconosca i dovuti meriti a uno dei film più belli visti ultimamente (anche se quest’anno a mio avviso ci sono diversi film che meriterebbero il titolo, non so se saprei scegliere dovessi farlo io).

Sul filo di questa storia vi consiglio di vedere anche The Help e Il diritto di contare, altrettanto belli e meritevoli.

Anna

Alita

Alita

Alita, nelle sale dal 14 febbraio, è l’ultimo film di Robert Rodriguez. La pellicola, che vanta anche il nome di James Cameron come produttore e sceneggiatore, è la trasposizione cinematografica del manga Alita – L’angelo della battaglia di  Yukito Kishiro.

Siamo del 2563 e il Dottor Ido (Christoph Waltz), chirurgo che ripara cyborg, sta cercando nella discarica della città di ferro alcuni pezzi da poter utilizzare come ricambi per i suoi pazienti. Tra i rifiuti scorge il dolce viso di Alita, la porta a casa, la cura e le dona un nuovo corpo.
Alita è una cyborg costruita con un’avanzatissima tecnologia perduta, progettata per la battaglia. La giovane non ha alcun ricordo, non sa chi è, non sa da dove viene, ma è molto impaziente di scoprirlo.
Le situazioni di pericolo nelle quali si imbatterà faranno a mano a mano riaffiorare i suoi ricordi, le sue capacità di combattimento e la sua vera indole.
Dovrà Ido spiegarle che, nonostante nella sua vita precedente fosse stata creata per essere forse l’arma più forte al mondo, ora ha una seconda possibilità per scegliere chi diventare.

Il film non mi ha impressionata. Forse per l’altisonanza del nome di Cameron, forse per la magistrale costruzione nel trailer, ero erroneamente convinta che avrei visto un colossal. Il film invece non riesce e ribaltarti dalla sedia, nonostante si faccia seguire piacevolmente.
La scena finale dove Edward Norton che interpreta il super cattivone Nova si sfila l’occhialino tattico lascia supporre che ci sia già l’idea di un sequel.

Mi è piaciuta l’ambientazione colorata e fervente della Città Di Ferro. Siamo ormai assuefatti dai futuri distopici che si somigliano un po’ tutti: grigi, tristi, devastati. Nella città di Ferro c’è invece colore, vita, gioco.

Trailer

Fatemi sapere cosa ne pensate se lo avete visto.

Anna

The Greatest Showman

The Gratest Showman

Di Michael Gracey, 2017.

E’ un po’ di tempo che sul blog non si parla di cinema. Ha senso farlo adesso, alla vigilia dei Golden Globe, per darvi un’interessante spunto per una serata al cinema.

Avevo mille riserve su The Greatest Showman. La prima, la più grande, è la mia incompatibilità con i musical. Durante i cantati tendo spesso ad annoiarmi. Non vogliatemene, è più forte di me.
La seconda riguarda il trailer che non ha saputo catturarmi. Ora non che un trailer accattivante sia sinonimo di un film ben fatto, ma almeno desta l’interesse. C’è da chiedersi come mai io sia arrivata al cinema. In ogni caso il film mi è piaciuto da morire.

Il musical inscena la storia di Phineas Taylor Barnum, ragazzino dalle modeste origini che cercò tutta la vita la sua possibilità di riscatto. Homo faber fortunae suae e Barnum si rese artefice della propria fortuna mettendo in scena il primo spettacolo circense della storia, nel quale aveva radunato tanti “fenomeni e stranezze. Parliamo dei primi anni del 1800 e il bigottismo faceva ancora alzare i sopraccigli di molti. Tacciato dai benpensanti di essere un venditore di fuffa, Barnum con i suoi spettacoli vendeva soprattutto un’ora di sorrisi. Dunque che l’uomo più pesante del mondo non fosse altro che un grassoccio signore riempito di cuscini e che quello più alto camminasse sui trampoli erano poi note così importanti a dispetto di qualche ora di puro e sano divertimento?

La colonna sonora è strabiliante, sono giorni che in casa la ascoltiamo a circolo continuo. Una standing ovation per Hugh Jackman, che questa volta veste dei panni ben diversi da quelli di Wolverine, che riesce ad essere comunicativo, brillante e divertente, oltre che un cantante di un certo spessore. Michelle Williams, che nel musical interpreta Charity Barnum, è sempre dolce, delicata e molto espressiva. Credo che sia una delle attrici femminili che preferisco. Poi c’è anche Zack Efron che dimostra ancora una volta di avere vero talento. E’ un peccato che forse la sua lunghissima carriera Disney lo porti ad essere preso relativamente poco sul serio, passatemi il termine, perché invece se la cava bene sempre, sia in parti drammatiche, che in quelle comiche.

Ho aperto parlando di Golden Globe, che saranno assegnati l’8 gennaio a Beverly Hills,e allora ne approfitto per dirvi che questo film ha tre nomination: miglior film commedia o musicale, miglior attore in un film commedia o musicale e miglior canzone originale. Non resta che vedere che cosa succederà.

Vi consiglio veramente la visione del film!

Link al trailer

Anna

Pastorale americana

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di Philip Roth, 1997.

“Come penetrare nell’intimo della gente? Era una dote e una capacità che non possedeva. Non aveva, semplicemente, la combinazione di quella serratura. Prendeva per buono chi lanciava segnali di bontà. Prendeva per buono chi lanciava segnali di lealtà. Prendeva per intelligente chi lanciava segnali d’intelligenza. E fino a quel momento non era riuscito a vedere dentro sua figlia, non era riuscito a vedere dentro sua moglie: forse non aveva neppure cominciato a vedere dentro di sé”.

Premio Pulitzer 1997 e, secondo me, un capolavoro.
Nell’America della seconda guerra mondiale e del dopoguerra, Seymour Levov, detto lo Svedese, è un ragazzone biondissimo, altissimo, bellissimo. Di famiglia ebrea, campione sportivo e campione di lealtà. Studente e figlio modello. Ammirato da tutte le ragazze, ma non donnaiolo. Si arruola volontario in guerra per dare il proprio contributo alla causa del Paese. Terminata la guerra, da bravo figliolo, pur avendo davanti a sé tante opportunità, per non dispiacere al padre sceglie di lavorare con lui, titolare di una fabbrica di guanti di pregio. Si innamora e sposa Dawn, miss New Jersey 1949, bellissima e perbene. Lo Svedese è un uomo “bello da morire…grande, grosso, carnale e rubicondo” e ha sposato “una splendida bestiolina”.
I due sono ricchi, belli, ammirati; sono due cittadini modello, lavoratori (Dawn si dedica all’allevamento), impegnati, rispettosi delle leggi e delle regole di civile convivenza. Hanno una bella casa e una splendida figlia, Merry, coccolata e privilegiata.
Tutto perfetto, insomma, una vita come nella realtà non può esistere. E infatti. Merry crescendo, inizia a dare segnali di disagio, poi di ribellione sempre più aperta. Seymour affronta ogni suo atteggiamento ostico senza mai abbandonare la ragionevolezza, il dialogo costante, la pazienza. Ma non serve a nulla. Nel 1968, a 16 anni, Merry compie un gesto che cambia per sempre la sua vita, quella della sua famiglia e quella dell’America stessa.
La vita dello Svedese è dominata dal buonsenso, dalla misura, dal conformismo, dall’obbedienza alle regole comunemente accettate che sono alla base dell’ordine sociale e familiare. Merry incarna il rifiuto violento di questi valori, la rottura lacerante e drammatica con il passato.
Il sogno americano è morto, ucciso dalla guerra del Vietnam, nella quale gli Stati Uniti hanno perso la propria verginità. Il terrorismo è la risposta cieca e furiosa agli ideali del passato.
Perché questo? “Cosa diavolo è successo ai nostri bravi ragazzi …? (…) E’ una follia. Hanno dei genitori che non possono più odiare perché con loro sono anche troppo buoni, e allora, invece, odiano l’America”.
Non ci sono risposte nel libro, solo domande. E con una domanda il libro si chiude: “Ma cos’ha la loro vita che non va? Cosa diavolo c’è di meno riprovevole della vita dei Levov?”.
Non c’è niente che non va, sembra dirci Roth, che racconta tutta la storia dal punto di vista dello Svedese. Eppure la famiglia Levov brucia, insieme all’America stessa.
Un libro che ti resta dentro. Strepitoso.
A settembre 2016 è uscito nelle sale italiane l’omonimo adattamento cinematografico, per la regia di Ewan McGregor, che recita nei panni dello Svedese. Non l’ho visto, ma provvederò.

Mariarita