Memorie di una Geisha

Di Arthur Golden, TEA 2000

“Nulla è più deprimente del futuro, a parte il passato.”

Volevo arrivare in Giappone con un po’ di cultura su usi, costumi e luoghi che avrei visitato, motivo per cui prima della partenza mi sono dedicata alla lettura di romanzi che potessero farmi respirare l’aria nipponica. Dopo Murakami, il più consigliato su tutti i forum che ho girato, ho deciso di cimentarmi con Memorie di una geisha perché mi interessava approfondire cosa le geishe abbiano significato e significhino tutt’ora per la tradizione culturale giapponese.

Il romanzo, molto affascinante, racconta la storia della piccola Chiyo che ancora bambina viene venduta ad un’okiya (tradizionale abitazione nella quale crescono e vivono le geishe) di Kyoto poiché il padre è incapace economicamente e fisicamente di provvedere al sostentamento suo e della sorella Satsu. La sorella maggiore, adolescente, è già troppo avanti con l’età per iniziare quello che è il lungo e difficoltoso cammino che può trasformare una giovane ragazza in una geisha, quindi avrà un destino ben più infimo, finendo di fatto a far da schiava in un bordello. Dal canto suo Chiyo passerà i primi anni chiusa nell’okiya odiando ogni singolo momento e piangendo per la sua condizione, rimpiangendo il suo villaggio di pescatori nel quale poteva essere una bambina libera e rammaricandosi per la sorte infame dei suoi genitori.

Con il tempo verrà Chiyo si renderà conto della condizione di miseria che c’è fuori dal quartiere Gion di Kyoto e capirà che la vita della Geisha è una vita nella bellezza, nello sfarzo. Vedrà con i suoi stessi occhi quanta ricchezza e potere possa portare la fama ed essere una delle Geishe più ricercate di Gion senza dubbio era una condizione alla quale bisognava aspirare. Da li in avanti concentrerà tutti i suoi sforzi per divenire la migliore Geisha che Gion abbia mai avuto. Sotto la guida di Mameha, geisha più anziana che decide di farle da sorella maggiore, Chiyo inizierà ad apprendere l’arte del canto, della danza, del suono dello shamisen (tradizionale strumento giapponese a tre corde). Piano piano verrà introdotta nelle feste nelle varie case da tè del quartiere e inizierà così a farsi conoscere ed apprezzare sia per le sue doti nell’intrattenimento ma anche per i suoi occhi grigi catalizzanti.

Verrà adottata come figlia nell’okiya nel quale ha vissuto, assumendo così tutto un altro livello di importanza. Successivamente le verrà cambiato il nome in quello che sarà il suo nome da Geisha, Sayuri, divenendo di fatto una delle geishe più ricercate di tutta Kyoto.

Un romanzo profondamente dettagliato, nel quale vengono descritti molti degli aspetti più tradizionali della vita di una geisha: la cerimonia che lega una geisha alla sorella maggiore, quella per il mizuage (nel libro viene descritto come la perdita della verginità, ma pare che per le geishe in realtà rappresentasse l’ingresso della maiko, cioè l’apprendista, nell’età adulta senza ricomprendere l’atto sessuale), quella con la quale in età più adulta viene legata ad un danna che è alla stregua di un padrone che la compra come amante fissa.

Nonostante a noi la maggior parte di queste tradizioni appaia come penosa e raccapricciante, nel libro tutto è pervaso da questo stato di grazia, di elevamento. La vita della geisha, così per come viene descritta nel romanzo, è considerata una vita invidiabile, di elite. Sono i nostri occhi a coglierne molte bassezze, ma la controparte delle geishe, ossia le prostitute, non hanno nulla a che spartire con queste figure.

Golden, da sempre appassionato di storia giapponese, trova l’ispirazione per il suo libro in seguito all’incontro con Mineko Iwasaki, famosa geisha giapponese ritirata all’età di 29 anni e in seguito emigrata negli Stati Uniti.

Mineko Iwasaki

Sarà lei a mettere Golden a conoscenza dei più intimi tratti e rituali della vita nel quartire di Gion e dentro le mura dell’okiya.
La vestizione, per la quale c’era bisogno dell’aiuto di un’altra persona, il trucco, le danze, l’apprendimento delle arti. E’ in questo modo che il romanzo di Golden si arricchisce di tanti e suggestivi particolari che lo rendono senz’altro un documento davvero interessante. L’epilogo tra i due è piuttosto amaro: in seguito alla pubblicazione del romanzo Golden verrà denunciato dalla Iwasaki per violazione dei termini contrattuali per non aver tutelato la sua riservatezza (c’è infatti una regola importantissima sul rispetto dell’anonimato proprio e degli uomini con le quali hanno avuto a che fare tra le geishe). Inoltre Golden è stato accusato anche di aver distorto alcuni momenti salienti come quello del mizuage, gettando disonore sulla categoria, facendo apparire le geishe alla stregua di prostitute. La controversia tra i due si risolve nel 2003 con il pagamento alla donna di una somma non resa pubblica. In risposta la Iwasaki scrive anche un libro con la sua versione della storia: Storia proibita di una Geisha. Una storia vera. edito da Newton Compton. Credo che lo leggerò, mi interessa sentire l’altra campana.

Per quanto riguarda il romanzo di Golden, vero o no, l’ho trovato interessante. Camminando tra i viali alberati della città di Kyoto mi sono ritrovata ad immaginarmi le geishe che al tramonto si recavano leggiadre da una sala da tè ad un altra, bellissime nei loro kimono di seta, con i loro passettini corti, rapidi ed eleganti. E’ retaggio di un mondo che ormai non c’è più e viene raccontato come si racconterebbe una favola. L’ho davvero apprezzato: ricco di particolari, descrittivo ed evocativo. Ve lo consiglio caldamente.

Kyoto, la meravigliosa

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Anna